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I delitti di Corso Garibaldi

I delitti di Corso Garibaldi

Lunedì 31 ottobre. Mattina. Corso Garibaldi, 54. È una tranquilla palazzina, una casa di ringhiera nel cuore di Milano. Chi si ferma nei pressi del portone d’ingresso al mattino verso le otto, ne vede uscire una ragazza. Niente di speciale: un viso gentile, capelli castano scuro, occhiali da vista, corpo che si ingobbisce un attimo per non sbattere la testa contro il portoncino piuttosto basso. Si dirige verso largo La Foppa e prende la metropolitana, la linea verde verso Cadorna. La ragazza si chiama Violetta, non ha fidanzati né amici e neppure interessi. Lavora presso una biblioteca, ma non è l’amore per i libri ad averla spinta verso questa occupazione. Semplicemente, quel lavoro è arrivato grazie a una serie di conoscenze riconducibili alla sua bisnonna, Maria Edera. Ogni mattina, davanti al civico 54 di Corso Garibaldi, verso le otto, staziona Salvatore Nannuzzo, detto Nuzzo. È parecchio noioso il lavoro che gli è stato commissionato e, se non fosse che ha davvero bisogno di soldi, lo avrebbe già lasciato da un pezzo. Nuzzo deve posizionarsi all’altezza del portone d’ingresso del palazzo e attendere l’uscita di una persona. Poi la deve seguire fin sul luogo di lavoro e, a quel punto, se ne può andare, salvo ripresentarsi verso le quattro e mezza del pomeriggio. Deve attendere che la stessa persona che ha seguito al mattino esca dal suo luogo di lavoro e deve seguirla finché non rientra a casa, nella casa a ringhiera di Corso Garibaldi. Si tratta di un lavoro singolare e davvero stupido. Tuttavia, Nuzzo è ben pagato, perciò lui esegue. È chiaro che, per non annoiarsi troppo, aggiunge all’incarico ufficiale anche un tocco personale. Per esempio, il pomeriggio di uno dei primi pedinamenti, dopo aver accompagnato la persona che deve sorvegliare al lavoro, torna in Corso Garibaldi e trascorre un po’ di tempo a ispezionare il palazzo. Non c’è portinaio e il citofono mostra sei cognomi, allineati su due colonne. Il cortile centrale è più piccolo di quanto si aspettasse e su di esso incombono i ballatoi. Inoltre, dal cortile si aprono due scale, una di fronte all’altra, che conducono agli appartamenti...

Il sesto romanzo di Marco Polillo – ex direttore generale di Rizzoli e Mondadori, presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e fondatore di una casa editrice che porta il suo nome - che ha come protagonista il vicecommissario Enea Zottia, esce postumo. Polillo è infatti scomparso nel 2019, ma il personaggio di carta frutto della sua fantasia continua a onorarne il nome. Questa volta l’intrigo che Zottia è chiamato a dipanare si è consumato in una palazzina di ringhiera, dove la presenza di due cadaveri ha sconvolto la routine di chi la abita. Solo la casa, con i suoi ballatoi scrostati che si affacciano sul cortile e le sue scale buie che sanno di varia umanità, conosce esattamente la dinamica dei fatti. Polizia e condomini brancolano nel buio e la loro mente si affolla delle più improbabili congetture. La verità, si sa, è spesso più semplice di quanto si possa pensare, ma occorrerà un’indagine accurata, supportata dalle acute intuizioni di Zottia, per trovare il bandolo della matassa. Il vicecommissario di origine sarda sarà esentato dalle indagini, in quanto coinvolto in prima persona e il rischio di non essere sufficientemente lucido potrebbe comprometterne l’esito, ma riuscirà comunque a mantenere una lucidità tale da permettergli di operare in parallelo all’indagine ufficiale e di delineare l’astuto disegno criminale che ha portato ai delitti di corso Garibaldi. Polillo mostra una volta ancora la sua maestria nello scandagliare ogni elemento di un buon giallo: trama complessa ma scorrevole; stile asciutto e venato di quell’ironia che invoglia il lettore a immergersi tra le pagine della storia; caratterizzazione dei personaggi e descrizione degli ambienti magistrale. Da sottolineare poi l’abilità dell’autore nel dare anima alla palazzina a ringhiera e al gatto di Zottia, personaggi muti ma assolutamente fondamentali per mostrare il clima intorno a cui la vicenda si snoda. Un libro da leggere tutto d’un fiato; il commiato di uno scrittore che ha saputo attrarre il lettore con il suo garbo e la sua innegabile abilità narrativa.