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I diari del boss

I diari del boss

1 giugno 2014. “Io sono agnostico per natura e per intelletto, credo soltanto in me, nelle mie capacità, e nei miei ideali. Con ciò non posso affermare che non esista alcun Dio, ne avrò contezza quando abbandonerò la vita. Posso però affermare, con assoluta certezza, nel caso esista un Dio, che non ho bisogno di alcun sacramento per la mia morte, non ho bisogno di preti o cose di chiesa, se un Dio ci sarà dialogherò personalmente con lui, senza bisogno di intermediari. Ho dato disposizioni a mia nipote Lorenza Guttadauro di provvedere lei per il mio funerale strettamente e solamente civile, rifiuto qualsiasi parvenza di religiosità, rifiuto cortei, rifiuto messe in futuro ricordo, rifiuto tutto. Voglio soltanto essere messo nella mia tomba e lasciato finalmente in pace. Ci sono altre disposizioni particolari su come deve essere la mia tomba, ho lasciato il fardello di espletare queste mie ultime volontà sulla mia tomba a mia nipote Lorenza Guttadauro, sapendo che sarà fedele a tutte le indicazioni che le ho dato al riguardo, e, nel contempo, scusandomi con lei per l’onere che le ho dato, e ringraziandola di tutto. Sono un tipo troppo perfezionista per lasciare le mie esequie al caso o alla decisione di altri, ho preferito decidere io il mio post mortem. Ho messo per iscritto tutto ciò in questo libricino così nessuno potrà additare mia nipote Lorenza Guttadauro di avere provveduto sua sponte alle mie esequie con tutto ciò che ne comporta, sono stato io ad investirla di questa autorità, è a lei che ho confidato le mie ultime volontà ed è l’unica che sa cosa fare alla mia morte. Ne ha tutto il potere, lei soltanto”…

Lui pianifica tutto. Ha organizzato ogni minimo dettaglio della sua vita. Le ha dato un indirizzo preciso sotto il profilo mafioso e criminale così come su quello personale, naturalmente. Tutto doveva filare come si era prefissato ma l’ultima parte della sua vita, quella accompagnata dalla malattia, quella non poteva proprio figurarsela con un certo anticipo… Nella storia della criminalità e dei suoi capi più preminenti non è mai esistito nulla di simile. Matteo Messina Denaro, nel corso della sua lunghissima latitanza, ha scritto una serie di diari privatissimi, da lui stesso ribattezzati “i libriccini”, in cui ha raccolto i suoi pensieri, le sue riflessioni, i suoi sfoghi, i suoi appunti e tantissimi ricordi. Parla dei rapporti con la famiglia d’origine, con il padre, con le numerose amanti, con il sesso e con gli amici. In queste pagine tratta anche di religione, della sua visione di onore e di giustizia. Lo fa in una maniera puntuale al limite dell’ossessivo, rigorosamente in uno stampatello preciso e ordinato. Sottesa, come le dediche fanno intuire, c’è sempre una sorta di corrispondenza unidirezionale e tempestosa con la figlia Lorenza che non ha mai conosciuto veramente. Materiale inedito e unico, ritrovato in seguito alla perquisizione di uno dei suoi covi dopo la cattura del boss, che il grande esperto di criminalità Lirio Abbate ha modo di analizzare e commentare con le sue fini riflessioni. Abbate ha dedicato all’imprendibile padrino di Castelvetrano decine di articoli, inchieste e anche qualche libro monografico come U Siccu del 2020. Un ritratto inedito e nei suoi lati più intimi di una delle figure più sfuggenti del gotha della criminalità italiana e internazionale.