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I diavoli di Tokyo ovest

I diavoli di Tokyo ovest

Una mattina d’autunno viene rinvenuto un cadavere nel piccolo parco di Shiroyama, non lontano dalla stazione di Nakano, a Tokyo. La vittima, un uomo con i capelli corti e ossigenati, una sorta di divisa di lavoro bianca e dei pantaloni infilati dentro gli stivaletti neri, è appoggiata al tronco di un ginko, con una pistola nella mano destra e un foro di proiettile alla tempia, segni che fanno subito pensare a un suicidio. Nella tasca della giacca, il cadavere ha il biglietto da visita dell’Ispettore Takeshi Nishida, un abile detective della Squadra Omicidi, un hāfu, un mezzosangue, ovvero un uomo di origine nippo-americana. Inizialmente dubbioso sul motivo per cui la vittima avesse il suo contatto, dato che distribuisce biglietti a molte delle persone che incontra abitualmente, al suo arrivo sulla scena del crimine il poliziotto ha tutto più chiaro: la vittima era Jin Kazama, il boss di bōsōzoku, gang di motociclisti nota come “I diavoli di Tokyo ovest” , ma soprattutto compagno di scuola dell’Ispettore Nishida e, nonostante tutte le differenze alla base delle due personalità e degli stili di vita opposti, anche suo amico. Il caso viene archiviato velocemente come suicidio da parte dell’Ispettore Honda della Prima Divisione della Squadra Omicidi. Ma il potente e ricco Sig. Kazama, padre della vittima, fa chiamare personalmente Nishida, consapevole del legame tra lui e il figlio, chiedendogli di indagare a fondo, non convinto affatto che Jin si sia suicidato. Insieme ai suoi collaboratori, Nishida incomincia quindi una minuziosa indagine, non fermandosi alle apparenze, ai primi risultati, a ciò che sembra troppo semplice e perfetto per risultare possibile. Approfondisce ciò che è scontato, batte tutte le strade possibili, metaforicamente e concretamente, scendendo in prima linea nelle strade di Tokyo...

Terzo romanzo di Tommaso Scotti, romano di nascita e giapponese di adozione, con un dottorato in matematica e la passione per la scrittura e le moto, I diavoli di Tokyo ovest è un giallo avvincente, coinvolgente e appassionante senza risultare cruento, che vede proseguire le indagini del l’Ispettore Nishida, già conosciuto nei due romanzi precedenti, L’ombrello dell’imperatore e Le due morti del signor Mihara. La vicenda è ben narrata, contestualizzata sia nei personaggi che nei luoghi, le spiegazioni e la ricerca della verità sono descritte in modo completo e dettagliato, senza risultare prolisse. Dal punto di vista narrativo, i capitoli non seguono l’ordine cronologico della vicenda, né il punto di vista dei personaggi. C’è un continuo alternarsi tra le indagini in sé e tutto ciò che fa da contorno ma che serve al lettore per comprendere non solo il risultato delle indagini, ma l’intera sfera emotiva dei personaggi, la loro storia, il loro passato e le loro scelte. I personaggi sono ben caratterizzati, ne vengono descritte abitudini, paure, timori e preoccupazioni, così come alcuni momenti di spensieratezza e felicità. Il protagonista, l’Ispettore Nishida, è un nippoamericano che fin da ragazzo ha sperimentato cosa vuol dire essere un “diverso” nella società giapponese, che considera in modo negativo ciò che è fuori dall’ordinario e dalla conformità della società. Con il suo 1,90 m di altezza, sovrastando fisicamente la maggior parte dei giapponesi, l’ispettore fa di tutto per non risultare eccessivamente diverso, ad esempio utilizzando lenti a contatto marroni (così da coprire il suo occhio azzurro e rendendolo uguale all’altro, già marrone) ed evitando in modo ossessivo qualsiasi inglesismo nel linguaggio sia scritto che più colloquiale. Anche la vittima, Jin Kazana, è un personaggio ben costruito e approfondito, da cui emerge un senso di profondità e serietà che è molto in contrasto con l’immagine che gli altri hanno di lui. All’apparenza spietato, scaltro, sempre al limite tra legalità e illegalità, sfacciato e testardo, rivela una sfera personale tenera, amorevole e sincera, un coraggio e una caparbietà che lo portano ad andare dritto per la propria strada e portare avanti le proprie scelte, anche in momenti di tensione all’interno del gruppo, di problemi economici e familiari. Anche la contestualizzazione geografica è molto importante: si identifica il Giappone in ogni pagina, si respirano le atmosfere di Tokyo, si immaginano perfettamente i colori dell’autunno giapponese, i toni caldi del rosso, dell’arancione e del giallo, in contrasto con un clima che diventa sempre più freddo e malinconico, così come si visualizzano in modo nitido le luci della notte, del Rainbow Bridge, dei fari delle moto che sfrecciano a tutta velocità in una città che unisce tradizione e modernità, come si evince dalla copertina stessa del romanzo.