Salta al contenuto principale

I diavoli sono qui

idiavolisonoqui

Armande Gamache, capo della Sûreté du Québec, non ha alcun dubbio: il suo padrino, il finanziere miliardario Stephen Horowitz, è stato investito di proposito. Stephen è anziano ormai, ma nonostante i suoi novantatré anni è ancora un mastino, uno che incute paura. Forse ha pestato i piedi alle persone sbagliate. Ora l’uomo giace in fin di vita su un letto d’ospedale, e Armand cerca di venire a capo di un intricato mistero. Lui e Stephen si erano incontrati nel pomeriggio al giardino del Musée Rodin a Parigi: un luogo magico che entrambi hanno sempre amato, fin da quando Armand era solo un bambino e passeggiava mano nella mano col suo padrino fra il verde curatissimo e le statue, sentendosi protetto e al sicuro dopo la morte del padre. Quel giardino è così raccolto, intimo. I rumori molesti della città arrivano ovattati. Nonostante una apparente serenità, Armand aveva però colto una certa irrequietezza in Stephen quel pomeriggio, come se qualcosa lo preoccupasse. “L’inferno è vuoto”. “I diavoli sono qui”. Citazioni come questa suonano sinistre pronunciate in un posto così pacifico e rassicurante; eppure, per Armand non è difficile immaginare la soddisfazione di uomini malvagi nel poter calpestare un posto come quello. Tra aneddoti e ricordi, lui e Stephen si erano poi dati appuntamento per cena; tutta la famiglia Gamache al completo avrebbe partecipato: Reine-Marie, moglie di Armand, e i loro figli, Daniel e Annie - col pancione, prossima al parto - coi rispettivi consorti, Roslyn e Jean-Guy, pupillo di Armand alla Sûreté in Canada ma ora impiegato presso la Ghs Engineering a Parigi. I ragazzi Gamache abitavano da tempo in città, e lì avevano messo sù famiglia e fatto brillanti carriere: andarli a trovare è sempre una buona scusa per Armand e Reine-Marie di tornare nella città che li ha visti giovani e innamorati (ancora lo sono tanto), specialmente ora che è in arrivo la quarta nipotina, la secondogenita di Annie. L’atmosfera a cena era abbastanza distesa - Stephen è stato accolto con il solito affetto dai ragazzi - tranne per quella spiacevole, tangibile ombra nel rapporto tra Daniel e Armand: il ragazzo è chiaramente contrariato dalla complicità e dall’affetto che lega suo padre a Jean-Guy, ma è stato proprio lui a mettere un muro tra lui e il genitore fin dalla tenera età. Nonostante abbia rassicurato costantemente suo figlio sul fatto che lo amasse più di ogni altra cosa, Gamache non è mai riuscito a capire perché Daniel lo odiasse tanto. È durante la tranquilla passeggiata post-cena che succede l’incidente. Camminano tutti insieme, chiacchierano, si voltano per ammirare la Tour Eiffel che si accende. Un furgone per le consegne si ferma per lasciarli passare, ma improvvisamente rimette in moto, puntando dritto contro Stephen. Armand strilla e alza il braccio ma è troppo tardi. Il suo padrino è a terra, e c’è del sangue sull’asfalto…

Doveva essere una vacanza; un’occasione per festeggiare, per riunire la famiglia, e chissà, per tentare ancora una volta di sanare qualche vecchia ma dolorosa incomprensione. E invece, i cattivi - i cosiddetti diavoli, nominati in modo così sinistro da Stephen - lo hanno raggiunto anche lì, a Parigi, ben lontano dalla piccola cittadina canadese di Three Pines dove risiede, e dove è solito risolvere con successo i suoi casi di omicidio. Nella sua ennesima indagine - la quindicesima, per essere precisi - Armand Gamache e il suo formidabile istinto sono chiamati a far luce su una vicenda complessa, una sorta di intrigo internazionale che vede coinvolti molti volti noti e potenti. Il male si è insinuato ovunque attorno a Stephen (in procinto di concludere un’operazione finanziaria senza precedenti) e, di riflesso, alla famiglia di Armand. Daniel e Jean-Guy non sono al sicuro nei rispettivi luoghi di lavoro, e l’empatico Gamache non riesce a fidarsi neanche di vecchi colleghi un tempo considerati integerrimi poliziotti: l’ambiguità regna sovrana, e l’autrice, la famosa giallista canadese Louise Penny, è molto abile (oltre che nel caratterizzare nel profondo i personaggi, anche i più marginali) nel mescolare di continuo le carte. Chi sono i buoni, e chi i cattivi? Bella domanda: la risposta si avrà solo nelle ultimissime pagine, al termine di un incubo che vedrà Gamache lottare contro il tempo per riuscire a proteggere i suoi cari, e fare giustizia per Stephen. Molto bella la rappresentazione di Parigi, una città che dietro una sfavillante facciata nasconde molte ombre: nella sentita postfazione al libro, apprendiamo dell’amore smisurato della Penny per la capitale francese, teatro, proprio come per i coniugi Gamache, della storia tra lei e suo marito Michael, ormai scomparso. Vincendo la nostalgia per il passato, l’autrice è tornata a Parigi proprio in occasione delle ricerche per il libro: da qui, l’idea di abbinare a luoghi già di per sé meravigliosi, l’intrinseca magia del ricordo. Così, tra sopralluoghi e chiacchierate con amici vecchi e nuovi, l’ispirazione è fluita naturalmente, ancora una volta, con successo.