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I Divini dell’Olimpo

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Zeus è il padre di tutti gli dèi. Tra i suoi appellativi si enumerano: Nephelegeretes, ovvero “colui che raduna le nuvole”; Telios, “donatore di compimento”; Pater, “padre”; Polieo, “dio della città”; Boulaios, “dio dal saggio consiglio”; Soter, “salvatore”; Basileus, “re”. Ma com’è nato? O meglio, da chi? Suo nonno era Urano e, ogni volta che sua moglie Gea partoriva un figlio, aveva il vizietto di scagliare il piccolo nelle viscere del mondo. A un certo punto Gea si stufa e aiuta Crono, uno degli sventurati pargoli, a ribellarsi. Crono stesso, però, prende ispirazione dal padre e inizia ad ingoiare i figli che mette al mondo con sua moglie Rea. Anche qui, però, la moglie si ribella al marito: Rea sottrae Zeus al suo destino e la storia si ripete, permettendo al giovane dio di spodestare lo snaturato padre e diventare il re dell’Olimpo. In quanto tale si sente anche padrone di conquistare qualunque pulzella lui desideri, non importa se sotto forma di pioggia d’oro, serpente o toro. E chi se ne importa pure se sua moglie (nonché sorella) Era non sia proprio felicissima di questi suoi impeti. Tanto lei si vendica sempre sulla povera sventurata che, quindi, oltre al danno della violenza, deve subire anche la beffa di venire, magari, trasformata in qualche mostruosa creatura sovrumana. Nemesi, il cui mito spesso si sovrappone a quello di Leda, è uno dei tanti esempi. Zeus, invaghito di questa bellissima dea primordiale vendicatrice della giustizia violata, decide che deve necessariamente possederla. Lei, per sfuggirgli, si trasforma in uccello. Ma Zeus è il re degli dèi, mica è tanto facile prenderlo per il naso. Fatto sta che si camuffa anche lui prendendo le sembianze di un cigno e si unisce alla dea. Da questa unione viene procreato un uovo azzurro che, una volta schiuso, mostra la piccola Elena. Sì, proprio quella che procurò più di qualche grattacapo agli Achei scatenando la decennale Guerra di Troia…

La bolognese Marilù Oliva, scrittrice e docente di lettere, ritorna alla mitologia greca forte del successo de L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre e L’Eneide di Didone, rispettivamente pubblicati da Solferino nel 2020 e nel 2022. I Divini dell’Olimpo è un’opera diversa rispetto alle precedenti, proprio per la natura più propriamente saggistica che la contraddistingue. È un’opportunità nuova e imperdibile per scoprire da vicino quattro tra gli dèi più importanti e famosi del Pantheon greco attraverso uno stile moderno e molto diverso rispetto a quello dei classici racconti sui miti classici, appunto. Per sottolineare ancora di più quanto questa opera della Oliva sia rivolta a un pubblico più giovane e, diciamolo pure, smart, occorre citare il podcast prodotto dalla stessa casa editrice Solferino in cui è la stessa autrice a raccontare ciò che i fedelissimi della carta stampata ritrovano per iscritto tra le pagine di questo libro. Quattro capitoli per quattro divinità: Zeus il farfallone, Afrodite la frivola, Ade l’antipatico e Atena l’implacabile. Non appare in alcun modo scontata la scelta di questi quattro protagonisti a fronte delle tante divinità che popolando l’Olimpo e, certamente, risultano molto accattivanti le descrizioni delle loro gesta e dei loro capricci, dai quali si sviluppano altrettante storie e curiosità mitologiche. Lo stile scelto dalla Oliva per questo suo libro è lontano da quello più serio e rigoroso dei suoi precedenti romanzi. Ci si trova davanti a termini moderni e giovanili per descrivere ciò che, in effetti, non ha nulla di solenne, come le copulazioni di Zeus, i belletti di Afrodite o le vendette di Atena. Ed è proprio questo stile così fresco e coinvolgente che riesce ad avvicinare anche le nuove generazioni alla mitologia, argomento che da sempre affascina lettori di ogni tipo. Molte anche le citazioni extra letterarie che l’autrice inserisce tra le pagine per condire una narrazione già di per sé gustosa e accattivante. Quadri e sculture, ma anche manga, videogiochi, film, rockband e rapper che negli anni si sono ispirati agli dèi dell’Olimpo che, per parafrasare le parole dell’autrice, non sono mai sembrati più simili a noi.