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I dolori del giovane Werther

I dolori del giovane Werther

Werther ha deciso di abbandonare la città, nauseato dalla superficialità e dalla cattiva predisposizione verso l’operosità delle persone, che a suo giudizio sono ancora più dannose della malvagità e della furbizia. Si chiede se anche lui sia cascato in questo atteggiamento negativo quando, senza volerlo, ha alimentato le speranze della povera Leonore, anche se in realtà era attratto dalla sorella. A contatto con la natura ritrova la serenità perduta, una sensazione benefica per il suo corpo e per il suo spirito. La varietà dei colori lo affascina, come lo inebriano i rumori generati anche dagli animali più piccoli, mentre svolgono il loro ruolo per la sopravvivenza del creato. È certo anche di poter sanare la disputa tra sua madre e sua zia per l’eredità, in particolare la zia si è dichiarata disposta a riconoscere alla sorella la parte che gli compete, ma solo se rispetterà le sue volontà. Lo scrivente è entusiasta di condividere tutto questo con il suo amico Wihelm (lettera del 4 maggio 1771). Il piacere che gli procura il contatto con la natura sembra aver allontanato Werther dalla sua arte. Eppure sente che per lui sarebbe importante trovare l’ispirazione per trasmettere nel disegno i profondi sentimenti che sta provando, lo vorrebbe fare con tutto il suo cuore, ma il richiamo della grande varietà che lo circonda gli impedisce di distogliere la mente da tutto questo per tornare a produrre come un intellettuale dovrebbe fare. Avverte Wihelm che non desidera nemmeno ricevere i suoi libri, gli basta la lettura dell’Odissea, una poesia delle origini come primordiale gli appare questa natura che lo circonda (lettera del 10 maggio 1771). Werther ha scoperto un luogo che ai suoi occhi appare incantato: una fontana di marmo, dalla pietra sgorga un’acqua limpida e luminosa. Le donne del paese vi vanno a prendere l’acqua, un’occupazione in passato destinata anche alle fanciulle di alto rango. Qui il giovane cittadino incontra una bella ragazza a cui offre il suo aiuto, per permetterle di caricare sulla testa un recipiente. Ritiene uno stupido e un vigliacco chi appartiene alle classi sociali privilegiate e non ha mai voluto prendere contatti con il popolo, rivelando disinteresse per i sentimenti che animano lo stile di vita degli umili. Di questo ne è certo da quando ha lasciato la giungla d’asfalto...

La storia narrata da Goethe si concentra sulle emozioni dello sfortunato protagonista, giovane inadatto alla società moderna che sembra aver trovato la pace al contatto con la natura che cresce spontanea, fino a quando la sua serenità viene turbata dalla profonda passione per la dolce Lotte. E da questo punto di vista lo stile del romanzo epistolare - a cui l’opera aderisce tanto da esserne uno degli emblemi più rilevanti - viene rispettato nelle sue caratteristiche peculiari. Una narrazione che procede grazie alla successione delle lettere, deve inevitabilmente fare forza sulle emozioni dello scrivente. E come potrebbe essere altrimenti, essendo l’epistola una forma di scrittura personale in cui ci si confessa a colui che riteniamo degno di condividere i nostri sentimenti, perché capace di empatia. Ma se ci spingiamo a paragonare il romanzo di Goethe con l’altro illustre esempio del suo genere, Le ultime lettere di Jacopo Ortis - per la stesura del quale Foscolo del resto prese esempio proprio dalle vicende di Werther - non è difficile rendersi conto che il poeta preromantico sia andato in realtà oltre l’esempio che aveva preso. Ancora una volta l’universo emozionale del protagonista è in primo piano, ma non solo nella passione per la donna amata, non c’è solo l’esempio di un amore puro: Foscolo prende ispirazione anche dalle vicende culturali e politiche che lui stesso ha vissuto. La sua opera risulta così un riferimento all’epoca storica in cui viene scritta, contestualizzazione che nel Werther è assente. Quest’ultimo è principalmente un modello di virtù amorosa, che ciò nonostante si legge con piacere perché scorrevole e in molti passi assai avvincente, come quando il protagonista segue Lotte prima dell’arrivo del suo promesso sposo scoprendo l’amore per lei. Il punto forse meno convincente, invece, è la parte centrale con la fuga del giovane innamorato e la sua decisione di piegarsi a lavorare come ambasciatore di un nobile, sempre in disputa con il suo collega anziano. In queste vicende si avverte una sorta di forzatura nel voler a ogni costo narrare quello che Werther fa lontano da Lotte. Un’ultima curiosità. Non è un mistero che come Foscolo, anche Goethe scrive un’opera in realtà palesemente autobiografica. Il giovane era poco più che ventenne quando pubblicò il romanzo che si ispirava al suo amore non corrisposto per Charlotte Buff, già promessa a un altro, ma l’esperienza personale non fu il suo unico punto di riferimento. Non molto prima Goethe era venuto a conoscenza del suicidio di Karl Wilhelm Jerusalem, anche lui innamorato di una donna già impegnata. Allo sfortunato l’autore fa l’omaggio di dare il suo nome al destinatario delle lettere di Werther. Con il passare del tempo la pubblicazione dell’opera fu seguita da un consistente numero di suicidi di giovani non corrisposti, che si ispiravano allo sfortunato “eroe” di Goethe. Il sociologo David Phillips parlerà infine di effetto Werther nel caso di giovani innamorati di donne destinate ad altri pronti a compiere delle pazzie. Nel 1976 il regista tedesco Egon Günther ha tratto dal libro un film dal discreto successo presso la critica.