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I fantasmi dell’inverno

I fantasmi dell’inverno

Mary vive con il fratello Abel a Jacob’s Island, un rione fatiscente e sovrappopolato di Londra, dove le epidemie di colera si diffondono facilmente. Con il Natale arriva anche un po’ di sollievo: grazie al denaro donato dai ricchi in preda ai rimorsi di coscienza, si distribuiscono clementine. Mentre si avvicina al molo per raggiungere la chiatta di Mamma Teirnay, Mary pensa alla dolcezza della sua prima clementina, mangiata l’anno prima. Se fosse più attenta, si accorgerebbe dell’uomo che la sta pedinando da giorni e del contrasto fra i lustri stivali di cuoio e il cappotto pieno di pezze e rammendi: Ezra Griffiths lascia l’Isola solo di notte per tornare nella sua dimora dall’altra parte del fiume, dove lo aspettano la moglie e la spiritista che li ha messi in contatto con la figlia, morta l’inverno precedente per un’influenza. Per riportarla da loro, contro il volere della “guida” — il demone — che la sta trattenendo, occorre un “ospite” per la sua anima, una bambina più o meno della sua età... Per nascondersi dai suoi nemici, Jasper Godolphin viene traghettato a Villa Principe, un ex monastero su un’isola del lago di Garda, dove l'aspetta l’amico Max. Ad accoglierlo, però, trova solo Luciana di Mondragone che vive lì con il servo Giovanni. La violenta storia di un antenato della donna, legata a un quadro che rappresenta i nove cerchi dell’inferno, non è l’unica stranezza di cui Jasper deve prendere atto: sogni, visioni, incubi maledettamente realistici lo tormentano, costringendolo ad affrontare i propri peccati. Vede forse i fantasmi? Quando Morgan raggiunge il teatro dove, l’ultimo giorno dell’anno, viene rappresentata La Vecchia Recita, è in ritardo. Non solo la commissione vuole vederlo prima che si alzi il sipario, ma il figlio Bobby lo aspetta nel camerino freddo e umido del seminterrato. È convinto di poter assistere allo spettacolo, ma Morgan è contrario: nel ruolo del Mendicante, vuole evitare al figlio la visione del padre che si dimena, alla fine della scena del processo, tra gli spasmi di un incubo. La Commissione che lo ha convocato gli comunica che sono state apportate delle modifiche, anzi, delle migliorie, al finale, che non gli vengono rivelate per non rovinare l’effetto sorpresa: a lui si chiede solo di rimanere nel personaggio qualsiasi cosa succeda. Ma il finale “perfetto” della Vecchia Recita non è certo quello che si sarebbe mai aspettato...

Una tradizione anglosassone, risalente all'epoca vittoriana, voleva che a Natale, oltre ai regali, si scambiassero storie di fantasmi. In un sussurro, davanti al camino, o a bassa voce intorno a un tavolo, alla luce fioca delle candele, si raccontavano storie infestate da spettri. Una tradizione perfettamente incarnata da Charles Dickens nel suo Canto di Natale e che rivive nei dodici racconti della raccolta I fantasmi dell’inverno. Scritti da autrici e autori affermati in generi diversi — da Stuart Turton a Laura Purcell, da Kiran Millwood Hargrave a Laura Shepherd-Robinson e Susan Stokes-Chapman — riflettono lo stile e il gusto personale di ciascuno di loro. Sono ambientati in epoche e nelle cupe atmosfere di luoghi diversi: la maggior parte nel XIX o all'inizio del XX secolo in Gran Bretagna, ma anche in America o nell’Italia del 1700 — dai fantasmi proprio non si può fuggire. Spaventose, insolite o raccapriccianti, queste storie, popolate da fantasmi tradizionali, anime dannate, apparizioni, incubi o figure inquietanti e malvagie, descrivono anche il nostro complesso rapporto con la morte e il lutto, la perdita e il distacco, il peccato, il senso di colpa e il rimorso, l’affermazione dell’irrazionale sul razionale. E come se ogni storia di fantasmi o soprannaturale ne richiamasse un’altra, questo libro riesce a diventare un tutt'uno, che si legge come un romanzo dalla trama ben congegnata.