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I figli della discordia

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South Central, Los Angeles, 1991. Ella è una ragazzina e vive con sua madre e sua nonna. Che in realtà non è proprio sua nonna, ma fa tutte le cose che fanno le nonne, quindi per Ella lo è. South Central è un quartiere povero e periferico di Los Angeles, Ella lo detesta. In qualche modo sa che a breve andranno ad abitare ad Harlem, ma per il momento sono tutte e tre ferme lì. Ella sa questo e altre molte cose che accadranno per via della Cosa. Non capisce cosa sia di preciso questa Cosa, ma le permette di vedere come si svolgerà la vita delle persone attorno a lei. Sa che Jelani, il figlio di LaTonya, la loro vicina, morirà a dieci anni in un agguato in cui lui non c’entra nulla. Sa che Kaylen, uno dei ragazzi con cui frequenta il catechismo, non creperà giovane ma diventerà un valido portantino in ospedale. Ma più di tutto, sa quello che accadrà a breve nel loro quartiere: Rodney King, un tassista, è stato appena picchiato dalla polizia in maniera selvaggia, e a South Central si respira un’aria elettrica. Ella sente la violenza che penetra in ogni fessura. Ci sarà una rivolta spaventosa, che durerà diversi giorni, e tutto andrà a fuoco. Ma questo non ha poi molta importanza: in una stanza dell’ospedale Centinela di Inglewood, sua madre ha appena messo alla luce suo fratello Kev…

Secondo Tochi Onyebuchi (laurea a Yale, master a Science Po, dottorato alla Columbia Law School, autore tra le altre cose della duologia War Girls) i figli della discordia sono tutte le persone nate durante un momento significativamente negativo per la comunità a cui appartengono. Kev ad esempio è nato durante la rivolta di Los Angeles del 1991 (in inglese il titolo di questo romanzo è Riot Baby) scatenatasi dopo il pestaggio di Rodney King da parte della polizia, episodio che ha riportato alla ribalta il problema razziale negli Stati Uniti (Spike Lee ci ha aperto Malcolm X nel ’92). E tema che è inevitabilmente centrale anche in questo scritto di Onyebuchi, I figli della discordia, appunto. Partendo da due premesse, una storica (i fatti di cui sopra) e una fantastica (il potere di Ella), l’autore americano di origine nigeriana costruisce sia una storia familiare sia un percorso di formazione che vede Ella e Kev prendere le loro rispettive strade, maturare e rincontrarsi. Lei dopo aver fatto i conti con la Cosa, lui con il carcere. Nel mezzo, Onyebuchi inserisce una serie di episodi che sarebbe bello poter definire inverosimili o appartenenti a un’altra epoca. Cioè la messa in scena di un razzismo sistemico, proprio di ogni grado della società, la ghettizzazione delle persone e uno squilibrio sociale che per forza di cose rimandano ai più recente episodio di Minneapolis (l’omicidio di George Floyd nel 2020 a Minneapolis) e ai conseguenti moti di protesta che da lì si sono propagati negli Stati Uniti. Più che un romanzo, I figli della discordia sembra essere una preziosa opera di denuncia sociale che ha purtroppo il difetto, di tanto in tanto, di aggrovigliarsi troppo su se stesso nel corso del suo svolgimento.