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I giorni della libertà

I giorni della libertà

I Temolo sono originari di Arzignano, in provincia di Vicenza, terra di agricoltori e operai impegnati nelle concerie e nelle officine meccaniche. Quando Libero Temolo e Mariuccia si fidanzano, la famiglia di lei non è d’accordo. Quando poi la giovane resta incinta, viene allontanata dal paese per tutto il periodo della gravidanza, perché quel bambino non sarà certo il preludio a un matrimonio fortemente osteggiato. Sergio nasce quindi a Verona, di nascosto dal padre, e viene abbandonato, poco dopo, al brefotrofio, lì dove finiscono i figli illegittimi o i piccoli abbandonati. Libero non si spiegherà mai perché Mariuccia non si sia ribellata alle scelte di famiglia e, in ogni caso, il pensiero del figlio non lo abbandona neppure quando si trasferisce a Milano in cerca di lavoro. Viene assunto come operaio alla Pirelli, nel 1937 incontra Olga e la sposa. Finalmente, con una donna accanto, può occuparsi del piccolo Sergio, che torna a fare parte della sua vita. Sergio intuisce che il padre non ama granché il fascismo. Mai che lo abbia sentito parlare male di Mussolini, ma certi gesti sono più eloquenti di un sermone. Anche a Sergio, in realtà, i fascisti non piacciono affatto... L’8 settembre 1943, quando Angelo Aglieri rincasa, la moglie Aldina è seduta in cucina e massacra con le mani uno strofinaccio, mentre consuma l’ultimo mozzicone di una sigaretta. I due si stringono in un abbraccio che pare infinito. L’uomo conferma che forse il momento è arrivato. Pietro Badoglio ha annunciato, dai microfoni dell’EIAR, che il governo italiano ha chiesto un armistizio con il generale americano Eisenhower. Angelo accende la radio, dove le parole di Badoglio vengono trasmesse per l’ennesima volta. Poi arriva la musica, leggera come la libertà che i due – e con loro l’Italia intera – hanno una gran voglia di respirare. Intanto su viale Monza il brusio iniziale diventa un concerto di voci. Pacche sulle spalle, strette di mano e abbracci: la gioia di essere vivi e di poter gridare che la pace è arrivata non ha eguali...

Una pietra d’inciampo è l’inciampo – appunto – che permette ad Alessandro Milan, giornalista con la passione per la scrittura narrativa, di raccontare alcuni momenti della Resistenza milanese. Due sono le vicende che Milan ricostruisce grazie a una ricerca capillare di fonti e testimonianze. La prima è quella di Libero Temolo, uno dei quindici antifascisti fucilati in Piazzale Loreto a seguito di un attentato del quale nessuno di essi era stato, in realtà, responsabile. La seconda storia riguarda invece Angelo Aglieri, orfano di guerra e membro del gruppo clandestino San Giusto, che finirà i propri giorni, la Vigilia del Natale 1944, in un forno crematorio. Due storie che si intrecciano sullo sfondo del capoluogo lombardo. Milano diventa teatro della Resistenza e i suoi luoghi si fanno simbolo della lotta all’oppressione e della riconquista della dignità umana e della libertà. In particolare Milan offre ai lettori la possibilità di conoscere il Casermone di Viale Monza – in cui una coraggiosa portinaia, Carmela Fiorilli, esercita il fondamentale ruolo di controllo e copertura – e il quartiere popolare di cui è parte e nel quale Sergio Temolo, figlio di Libero, assisterà all’esposizione dei cadaveri di Mussolini e di Claretta Petacci, insieme a un amico, Franco Loi, destinato a diventare famoso poeta e scrittore. La vita nascosta milanese nel periodo della Resistenza è testimoniata da Milan con estrema accuratezza: si legge delle speranze legate alla firma dell’armistizio l’8 settembre 1943, dell’attività clandestina dei giornalisti del “Corriere della Sera”, dei prezzi lievitati anche a causa della borsa nera, delle ferite di una città costretta ad affrontare un quotidiano fatto di bombardamenti e miseria, della capacità di adattamento della povera gente che accetta di indossare camicie di rayon e non di seta e di calzare scarpe realizzate con uno scarto del cuoio, troppo costoso. Un racconto intenso, documentato in maniera attenta e capace di restituire al lettore lo strazio, la speranza, il dolore, la gioia, la volontà di non arrendersi e, soprattutto, la grande tenacia e la voglia di pronunciare una volta ancora e a voce alta quella piccola parola formata da tre sole sillabe ma capace da sola di illuminare il mondo intero e di farlo splendere: libertà.