Salta al contenuto principale

I grandi miti greci - I coatti supereroi ellenici

I grandi miti greci - I coatti supereroi ellenici

C’è da ricordare che le divinità sono conosciute principalmente per quattro cose, ossia la violenza, i superpoteri, il carattere di merda e le violenze sessuali. Non è un caso dunque che Venere, gelosa di Psiche, faccia la mafiosa e le mandi la gente sotto casa, o che Eros, stufo di sentire Apollo autodefinirsi “il miglior arciere di tutti”, gli spari una bella freccia d’oro per farlo innamorare di Dafne, una tipa che ad Apollo non voleva vederlo nemmeno in cartolina. Gli dei, insomma, se la fanno prendere a male per tutto, o per lo meno così dicono i miti, il problema è che i miti raccontano un po’ quello che gli pare a loro e di uno stesso mito possono anche esistere più versioni. Del mito di Apollo e Dafne esistono tre versioni, nonostante la morale sia sempre che se siete inseguiti da qualcuno dovete farvi i cazzi vostri e correre. Lo stesso per le diverse versioni del mito di Orfeo e Euridice. Secondo Virgilio, Orfeo, quel poveraccio, finisce fatto a pezzi e sparso in giro, mentre secondo Ovidio la cosa è un po’ diversa, ossia che Orfeo, avendo deciso di non andare più con nessuna donna, si fosse buttato sui bambini e sui mariti delle altre. Ma le storie, si sa, cambiano sempre, in continuazione, a seconda di chi le racconta, tanto da poter, oggi, paragonare Orfeo al bardo di Dungeons & Dragons o al mesmerista di Pathfinder. Le storie cambiano sempre a seconda di chi le racconta, eppure in un certo senso restano sempre uguali e lo fanno a tal punto da poter vedere negli Argonauti gli Avengers dell’epoca, per esempio...

I miti e le leggende, nel corso del tempo, hanno subito numerosissime modifiche. Sono stati presi e rivisti, gli è stato cambiato il finale, a volte i personaggi, altre volte le ambientazioni. Anche i miti sono stati vittime di quel processo di trasformazione continua atto ad appagare il desiderio del pubblico di farsi raccontare sempre la stessa storia ma attraverso forme differenti: quel meccanismo che giustifica il poter riconoscere in Aquaman un moderno Poseidone, in Flash l’erede di Ermes oppure in Batman e Lanterna Verde rispettivamente i nuovi Ares ed Efesto. Ecco, ne I grandi miti greci Marcello Mariano tenta di fare qualcosa di simile, va a prendere queste antiche leggende e le rielabora completamente in senso moderno. Non cambiano le trame - se non per piccoli particolari aggiunti dall’autore secondo una sua personale visione ed opinione - ma sono le modalità di narrazione a venire stravolte. I miti vengono riscritti in chiave colloquiale, viene utilizzato un linguaggio gergale fino all’esasperazione e addirittura i nomi vengono storpiati, così che Leucippo diventa Calippo, Ateneo di Naucrati diventa Ateneo dei crauti, Properzio diventa Prepuzio. Non esiste più metrica, non esiste più lo spirito originale né tanto meno la loro componente morale, solo i fatti vengono ripresi. Peccato però che vengano storpiati al punto da avere l’impressione di assistere all’interrogazione di uno studente non proprio preparato che tenta di arrampicarsi sugli specchi, non certo di star leggendo grandi miti greci rielaborati in chiave comica.