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I grandi racconti

I grandi racconti

Ardita Farnam, giovane ereditiera, si trova a poppa di uno yacht ancorato al largo delle coste della Florida. Distesa sulla sua poltrona di vimini, la ragazza sta leggendo La rivolta degli angeli di Anatole France quando viene interrotta dallo zio. L’uomo le dice che il colonello Moreland lo ha appena chiamato per l’ennesima volta, nel tentativo di combinare una cena tra il proprio figlio Toby e Ardita. La ragazza però rifiuta di incontrare Toby, in quanto il suo cuore batte per un uomo di Palm Beach dalla dubbia reputazione… Annoiata a morte dalla sonnolenta vita nella città della Georgia dove è nata e cresciuta, la giovane Sally Carrol decide di assecondare il lato del suo carattere che la porta “a fare cose sfrenate” e si fidanza con un giovanotto del Nord degli Stati Uniti, di nome Harry Bellamy… Horace Tarbox è un giovane prodigio: a soli tredici anni supera brillantemente l’esame di ammissione alla Princeton University e a diciassette va a Yale per prendere il diploma superiore in Lettere. La sua vita ha una svolta quando alla sua porta bussa Marcia Meadows, una ballerina di diciannove anni. A farli incontrare è stato Charlie Moon, cugino di Horace, che ha convinto Marcia ad andarlo a trovare promettendole in cambio cinquecento Pall Mall… La signora Fairboalt, sempre pronta a curiosare nelle vite delle altre persone, si reca a far visita alla signora Piper, nel tentativo di scoprire un po’ di cose riguardanti la relazione della donna con il signor Freddy Gedney. Passando per le varie stanze della casa, l’attenzione della signora Fairboalt viene attratta da una enorme coppa di cristallo intagliato. La coppa è un dono che tempo prima un vecchio spasimante aveva fatto alla signora Piper, accompagnandolo con questa frase sibillina: “Evylyn, ti farò un regalo duro come te e altrettanto bello, altrettanto vuoto e altrettanto trasparente”…

Quella tra Francis Scott Fitzgerald e l’arte del racconto breve può essere a buon diritto considerata come una storia d’amore e odio. Ossessionato dalla paura di non riuscire mai più a eguagliare i risultati ottenuti con le sue prime opere, e tentato per questo motivo di cimentarsi con romanzi sempre più ambiziosi che però avrebbero avuto per forza di cose un minor successo di pubblico, Fitzgerald dovette ripiegare sui racconti per riuscire a mantenere quello stile di vita estremamente dispendioso che aveva in parte contribuito ad alimentare il suo stesso mito. In una lettera all’amico John Peale Bishop, scritta nello stesso mese della pubblicazione de Il grande Gatsby, Fitzgerald sfogava così le sue frustrazioni: “Guadagno 2000 dollari a racconto e la qualità continua a peggiorare: la mia ambizione è arrivare a un punto nel quale potrò scrivere solamente romanzi. L’ultimo anno ho scritto almeno dieci autentiche porcherie, e senza neppure la spontaneità delle mie prime cose”. Nel corso della sua vita Fitzgerald diede alle stampe quattro raccolte di racconti, ognuna delle quali fatta uscire subito dopo la pubblicazione di un romanzo, allo scopo di sfruttarne la scia editoriale. Il successo di Di qua dal paradiso precedette così le storie di Maschiette e filosofi, a Belli e dannati fecero seguito i Racconti dell’età del jazz, a Il grande Gatsby i racconti di Tutti i giovani tristi, mentre l’ultima raccolta, Adunata, seguì la pubblicazione di Tenera è la notte. Questo I grandi racconti edito da minimum fax riunisce in un doppio volume tutte queste quattro raccolte e permette quindi di seguire l’evoluzione del Fitzgerald autore di narrativa breve. Come è lecito aspettarsi, date le premesse, la qualità dei racconti è abbastanza eterogenea, ma accanto a storie più leggere e d’occasione ci sono anche alcuni indubbi capolavori come Primo maggio, Il diamante grande come l’Hotel Ritz, Il palazzo di ghiaccio e Il ragazzo ricco. Al di là della indiscutibile bravura di Fitzgerald e della bellezza inarrivabile del suo stile, i racconti più riusciti sono quelli nei quali, una volta caduta la patina superficiale del successo e della mondanità, i protagonisti maturano l’amara consapevolezza che “la ricchezza non è altro che un’illusione di gioventù e la gioventù non è che un sogno”, come ebbe a scrivere Fernanda Pivano. E vale la pena forse ricordare anche le parole di Carmelo Bene, che così scriveva nella sua Autografia di un ritratto: “… nei più devastanti racconti di Scott Fitzgerald (…) sembra che la festa, il ballo al college sia stato un momento più sopportabile, la giovinezza più spensierata… Non è vero. Non c’è mai stata una giovinezza, non c’è mai stato un niente. Non c’è mai stata nemmeno un’infanzia, se si ha presente lo scoramento infinito di Fitzgerald”.