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I Greenwood

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Jacinda “Jake” Greenwood nutre da sempre una passione smisurata per gli alberi. Dopo aver conseguito un dottorato all’Università di Utrecht - accumulando un debito studentesco di proporzioni gigantesche che ora le pesa addosso come una spada di Damocle - Jacinda ritorna negli Stati Uniti per cercare di mettere a frutto i suoi studi, ma trova una situazione alquanto disperata. La crisi economica innescata dalla catastrofe ambientale nota a tutti con il nome di Grande Avvizzimento sta infatti lasciando profondi strascichi, portando masse di disperati che hanno perso il lavoro ad aggirarsi per le strade delle città alla ricerca di soldi e cibo. I conti bancari di Jacinda, zavorrati dai debiti contratti per pagarsi gli studi, sono stati bloccati ma lei riesce in qualche modo a raggiungere Vancouver, solo per accorgersi che la sua Università è stata prima chiusa e poi saccheggiata. In preda alla disperazione, la ragazza si ritrova a far domanda di lavoro come guida forestale presso quella che è nota a tutti come la Cattedrale Arborea Greenwood. Quando la sua domanda viene accettata Jacinda non può fare a meno di accettare quel lavoro, anche se la paga è misera e lei è fin troppo qualificata. Si ritrova così a sbarcare il lunario facendo da guida turistica per i pochi ricchissimi turisti che possono permettersi una visita a Greenwood Island, sede di una delle ultime foreste rimaste sul pianeta. Anche se l’isola e l’annessa foresta portano il suo stesso cognome, Jacinda sa che queste sono solo coincidenze casuali. O almeno questo è quello che pensa fino a che non incontra Silas, il suo ragazzo dei tempi dell’Università, che nel frattempo è diventato avvocato. Silas è arrivato su Greenwood Island, fingendo di essere un turista come tanti, proprio per parlare con Jacinda e consegnarle il diario di sua nonna. Un diario dal quale sembrerebbe emergere la possibilità che la squattrinata guardia forestale Jacinda Greenwood sia in effetti discendente del miliardario R.J. Holt e in quanto tale possa vantare diritti sul suo patrimonio, che tra le altre cose comprende la stessa Greenwood Island…

Alberi e foreste sono per certi versi i veri protagonisti di I Greenwood, a partire dal titolo stesso. Non sembra del resto casuale il fatto che Michael Christie, lo scrittore a cui dobbiamo questa saga familiare, sia stato falegname e viva attualmente in una casa in legno da lui stesso costruita. Agli alberi sono collegate le vicende di tutti i personaggi del libro, i vari membri della famiglia Greenwood che si scoprirà poi avere radici e diramazioni insospettate. Ma è in generale il libro stesso ad avere una struttura che potrebbe ricordare quella di un albero, fatta di tanti cerchi concentrici che si dipanano a partire da un nucleo centrale, rappresentato dagli eventi che prendono luogo nel 1934, per arrivare fino ai giorni nostri e anche oltre, in un 2038 distopico in preda alla catastrofe ecologica che non sembra nemmeno troppo lontano dalla realtà attuale. All’interno di una storia in cui nulla è quello che sembra, nella quale la realtà leggibile attraverso il passaggio dei cognomi di famiglia è molto differente da quella che si può ricostruire attraverso i veri legami di sangue, gli alberi rappresentano l’unica certezza e il solo punto fermo. Con la loro maestosità e la capacità di attraversare gli anni essi ci offrono un punto di osservazione privilegiato dal quale osservare le storie dolorose e commoventi degli uomini che si muovono all’interno del cono d’ombra proiettato dalle loro sagome imponenti.