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I gruppi di lettura stanno vivendo una seconda giovinezza?

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Chi frequenta biblioteche, librerie indipendenti o semplicemente i social dedicati ai libri se n’è accorto da tempo: i gruppi di lettura sono ovunque. Non si tratta di una novità assoluta, certo. Da decenni esistono circoli letterari, incontri tra lettori e club del libro più o meno strutturati. Eppure qualcosa sembra essere cambiato negli ultimi anni: quello che fino a poco tempo fa appariva come un passatempo per pochi appassionati è diventato un fenomeno capace di coinvolgere migliaia di persone, sia dal vivo sia online. Ma siamo davvero di fronte a una seconda giovinezza dei gruppi di lettura? E, soprattutto, perché oggi, nell’epoca delle piattaforme digitali e dei contenuti consumati in solitudine, cresce il desiderio di leggere insieme?



Per molto tempo il gruppo di lettura è stato associato quasi esclusivamente alle biblioteche. Erano luoghi in cui i lettori si incontravano periodicamente per discutere un romanzo scelto in precedenza. Si tratta di un modello che continua a esistere e che, anzi, in molti casi si è rafforzato. Le biblioteche pubbliche hanno infatti compreso che il loro ruolo non può limitarsi alla conservazione e al prestito dei libri. Sempre più spesso diventano spazi di aggregazione culturale e il gruppo di lettura rappresenta uno degli strumenti più efficaci per trasformare il lettore occasionale in un frequentatore abituale. Accanto alle biblioteche, però, si sono mosse con decisione anche le librerie indipendenti. Per queste realtà, spesso costrette a confrontarsi con la concorrenza delle grandi catene e dell’e-commerce, il gruppo di lettura è diventato un modo per costruire comunità. Non si vende soltanto un libro: si offre un’esperienza. Chi entra in una libreria indipendente per partecipare a un incontro, infatti, torna più facilmente, conosce altri lettori, instaura un rapporto di fiducia con il libraio. Il libro smette di essere un semplice prodotto e torna a essere un’occasione di dialogo.

Se biblioteche e librerie rappresentano il volto fisico del fenomeno, i social ne costituiscono ormai quello digitale. Negli ultimi anni piattaforme come Instagram, TikTok e YouTube hanno modificato profondamente il modo in cui si parla di libri. Il successo di BookTok è probabilmente l’esempio più evidente. Molti osservatori hanno liquidato il fenomeno come una moda passeggera o come una semplice macchina promozionale. Eppure il suo successo racconta qualcosa di più interessante: i lettori vogliono condividere la propria esperienza. Per decenni la lettura è stata considerata un’attività profondamente individuale. Oggi continua a esserlo, ma viene spesso completata da un momento collettivo. Infatti, terminato un romanzo, molti lettori sentono il bisogno di confrontarsi con altri, verificare interpretazioni, discutere finali, scoprire dettagli che erano sfuggiti. In questo senso i gruppi di lettura digitali svolgono una funzione molto simile a quella dei gruppi tradizionali. La differenza è che non hanno confini geografici: un lettore di Torino può discutere lo stesso libro con una lettrice di Palermo o con un appassionato che vive a Bruxelles.

Perché oggi ne sentiamo il bisogno? In realtà la domanda più interessante resta però un’altra: perché proprio adesso? Forse perché viviamo in un’epoca paradossale. Non siamo mai stati così connessi e, allo stesso tempo, così soli. Molte delle attività culturali contemporanee vengono consumate individualmente: serie televisive, podcast, video online. Anche quando si parla dello stesso contenuto, spesso lo si fa in modo rapido e superficiale. Il gruppo di lettura, invece, offre qualcosa di diverso: richiede tempo, richiede ascolto, richiede la disponibilità ad accettare punti di vista differenti. Chiunque abbia partecipato almeno una volta a un incontro sa che uno stesso romanzo può generare interpretazioni completamente opposte e che un personaggio amato da alcuni può risultare insopportabile ad altri o che un finale considerato perfetto da un lettore può apparire deludente a un altro. Ed è proprio qui che nasce il valore dell’esperienza: non si legge soltanto il libro, ma si “leggono” anche le letture degli altri.

Naturalmente il fenomeno non è privo di criticità. In primis, non tutti i gruppi funzionano, anzi! Alcuni finiscono per trasformarsi in incontri dominati da poche personalità particolarmente loquaci, mentre altri si concentrano più sulla socialità che sulla discussione del testo. In certi casi, poi, la scelta dei libri diventa prevedibile, orientata verso titoli che garantiscono consenso immediato. Esiste inoltre il rischio di una sorta di omologazione del gusto. Se si leggono sempre e soltanto i libri più popolari del momento, il gruppo rischia di perdere una delle sue funzioni più preziose, quella di allargare gli orizzonti dei partecipanti. I gruppi migliori sono quindi quelli che alternano novità editoriali, classici, narrativa di genere e opere provenienti da tradizioni culturali differenti.

Per concludere, la vera novità non è l’esistenza dei gruppi di lettura; si sa infatti che l’essere umano ha sempre raccontato e ascoltato storie in compagnia. La novità è che oggi questo bisogno si manifesta contemporaneamente in spazi molto diversi: una biblioteca di quartiere, una libreria indipendente, una videochiamata su Zoom, una diretta Instagram, un gruppo Telegram. Cambiano gli strumenti, ma non il desiderio che li anima e forse è proprio questo il motivo della loro rinascita. In un mondo in cui la lettura viene spesso descritta come un’attività solitaria e silenziosa, i gruppi di lettura ricordano che i libri sono anche occasioni di incontro e che, talvolta, il viaggio più interessante non è quello che compiamo tra le pagine di un romanzo, ma quello che nasce quando quelle pagine vengono condivise con qualcun altro.



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