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I guardiani della casa dell’elicriso

I guardiani della casa dell’elicriso

Un uomo percorre un vialetto con fiori e piante. Cerca di raggiugere la struttura che vede davanti a sé. È una villa che il vento e l’aria di mare hanno danneggiato e non poco. Le antiche decorazioni Art Nouveau della facciata sono semidistrutte, il portone dimostra tutti i suoi anni, ma la parte centrale della casa sembra reggere e l’antica torretta in alto appare come la parte meno danneggiata della villa. L’uomo riflette: il tempo è stato incredibilmente impietoso con quella struttura e probabilmente lo è stato anche con lui. Cosa è tornato a fare in quel luogo? La risposta arriva dallo stesso vialetto che sta percorrendo, dal profumo della memoria delle piante di elicriso che gli arriva da chissà quale meandro della mente. Forse è stata quella vecchia foto ritrovata che ritraeva lui e altre persone sul muretto della villa a spingerlo a ritornare in quel luogo? I passi che compie sono uno dopo l’altro passi di rimembranza. Le finestre e la torretta che sembrano stare ad attenderlo sono anch’esse parte di un ritorno non deciso fino in fondo da lui. Dietro una delle tende orlate di merletto, l’uomo scorge un movimento. È probabile che qualcuno lì dentro lo abbia visto avvicinarsi. Chi ci sarà dentro la casa dell’elicriso che sembra chiamarlo a gran voce e con insistenza? E sarà in grado di riconoscere l’uomo che sta camminando verso la villa? E quella casa nasconde ancora quel segreto che desidera proteggere, conservare e tramandare anche quando tutte le persone che l’hanno abitata saranno andate via?

Leggere Giordano Vezzani è una esperienza sublime. La sua non può essere neppure chiamata semplice narrativa. È anima, sentimento, scoperta, emozione allo stato puro. La ricercatezza dei termini, il lento, lentissimo svolgersi degli eventi e quei moti del cuore da letteratura novecentesca che sembravano essere ormai irrimediabilmente perduti per i lettori contemporanei. I guardiani della casa dell’elicriso è per i lettori nient’altro che un viaggio emozionale sospeso tra racconto reale e racconto mentale; solo che il racconto mentale non è affatto quello di Vezzani ma quello che essi stessi si costruiscono e richiamano grazie alla scrittura e alle immagini evocate dall’autore. Le verità non dette sono il leit motiv della storia, si fanno largo prepotentemente tra le righe e le singole parole e inducono a riflettere chi legge, quasi fosse una confessione con sé stesso. Altro tema di grande rilevanza per tutto il racconto è la nostalgia, intesa filologicamente come tristezza e rimpianto. Ed è questo sentimento che arriva come un pugno in faccia al lettore, producendo immediatamente l’identificazione con i personaggi della storia. La loro giovinezza sfiorita, il loro rapporto, i profumi e i segreti lasciati nelle mura di quella villa. Tutto è cristallizzato e allo stesso tempo irrimediabilmente perduto. Una lettura magnifica sortita da una scrittura antica e perfetta. Da tenere assolutamente nella propria libreria.