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I luoghi persi

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Orlata dalla cinta collinare delle Cesane e impreziosita dalle vestigia storiche e artistiche, Urbino e il territorio agricolo del Montefeltro costituiscono un ambiente che è per il poeta non solo luogo natìo ma anche sostanza di un legame intenso e perenne. Il microcosmo suggestivo di una realtà agreste dal quale trae linfa un crogiuolo di sensi e di situazioni, di osservazioni e di pensieri che si distendono sule pagine con la declinazione delicata e naturale di un verseggiare lirico: “Chiuse quella stagione l’ampio parco / l’arrestò tra le aiuole come nel quadro / ferma è la primavera che spande i fiori / solo ch’era l’autunno bianco e inoltrato / viene la sera presto, dal campanile / giungono suoni gravi, l’aria si ghiaccia / resta con me nell’ora che perdura / l’ultima è la più colma, vedi come / si imbianca la calendula ed i crochi / barbagliano più gialli dentro l’erba”. Abitano i versi una natura atavica, colma di profumi e sapori intensi, di elementi cromatici che, pur sfumando in un altrove mitico, mantengono i tratti immutati di una dimensione di ruvida fisicità: “Ho costeggiato poi i lunghi boschi / l’erba striata li circonda e i laghi / vide il fanciullo ch’erano ricolmi / di bianchissimi cigni per la luce / scesa dai rossi aceri”. Perché nulla per il poeta è irrimediabilmente perso, ma solo disperso dal vento incurante e travolgente del tempo, i versi di Piersanti mirano a riesumare e far restare testimonianza di ciò che in lui continua a sopravvivere come il ricordo che ci consegna di flora e fauna, di riti e miti…

La casa editrice Crocetti porta in dote ai lettori un libro di assoluto valore: la ristampa de I luoghi persi di Umberto Piersanti, arricchita da dodici poesie inedite e impreziosita dall’autorevole introduzione di Roberto Galaverni. Pubblicata per la prima volta nel 1994 dall’editore Einaudi nella prestigiosa collana bianca, la silloge costituisce, in seno alla vasta produzione del poeta urbinate, una delle opere di certo più rappresentative della sua arte poetica. Un’opera completa perché pregna di tutte le tematiche che valgono a Piersanti il riconoscimento indiscusso di cantore dei “luoghi persi”. Dell’ambiente naturale e della tradizione secolare di un microcosmo costituito da uno territorio panico e antropologico, pregno di misteri, di riti antichi e senza tempo, a cui va il suo amore e a cui aderisce appassionatamente quasi fosse il corpo di una donna. Un ambiente in cui l’autore è cresciuto e si è formato, dove ha percepito il mondo e al quale è rimasto legato da un vincolo esistenziale indissolubile. E la cadenza stessa dei versi qui raccolti contiene la fedeltà assoluta alle radici di quella che rappresenta una vera e propria patria poetica. Sono versi che rendono impossibile assimilare la sua poesia alle correnti poetiche che hanno contraddistinto il secolo scorso. In quel versante poetico appartato, senza mai perdere di vista i fatti e far mancare il suo pensiero, Piersanti ha concepito versi memorabili per la loro capacità di riflettere la fenomenologia naturale della sua terra, di repertare con lirica dovizia di particolari ogni elemento e di trasmetterne al lettore tutta l’intensità dei colori, degli odori e dei sapori, con il respiro e la limpidezza di una scrittura che allarga l’anima. La lettura di questo libro costituisce il modo migliore per viaggiare in un tempo e in un luogo capace di restituirci un brandello di quella civiltà agreste che abbiamo forse ormai irrimediabilmente perduto.