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I Malarazza

I Malarazza

Castellammare del Golfo, 1860. Nicola è nascosto dietro uno degli scogli disposti ai piedi del bastione del castello. Così disposti formano una piscina naturale, uno specchio d’acqua che in paese viene chiamato la Vasca della Regina. Tutti i giorni, proprio nei pressi della Vasca, Nicola assiste a uno spettacolo che ogni volta lo lascia a bocca aperta. È cominciato tutto una mattina in cui, poco prima dell’alba, il giovane ha visto un’ombra sbucare da una casa sulla Strada Grande, guardare a destra e a sinistra e poi, veloce, prendere la strada del mare. Nicola ha seguito l’ombra, che gli era parsa appartenere a una donna, per capire dove si stesse recando a quell’ora. Da quella mattina, la scena si ripete identica: mentre scende verso la Vasca della regina, la ragazza ogni tanto si arresta, si guarda alle spalle e poi riprende rapida a camminare, come se inseguita da una strana urgenza. Quando arriva lì dove termina la strada, si toglie le scarpe, libera i capelli dallo scialle in cui li tiene raccolti, poi si sfila l’abito e si immerge, nuda, tra le acque cristalline. Nicola, nascosto dietro a un cespuglio, osserva ogni minimo movimento e resta incantato fino a quando, rapidissima, la giovane esce dall’acqua e si riveste lesta. Rimette lo scialle sul capo e si dirige verso casa. Si chiama Bianca, ha sedici anni e da parecchio tempo è a servizio presso i Montalto, nella casa sulla Strada Grande da cui Nicola l’ha vista uscire la prima volta. Nicola, che ha cercato informazioni sulla giovane, ha scoperto che si tratta di una proietta, un’orfana del convento dei Padri Crociferi, andata a servizio dai Montalto all’età di dodici anni. Sono tante le storie che circolano in paese e che riguardano le proiette: la promiscuità, la scarsa alimentazione e l’altrettanto scarsa cura in caso di malattia operano una specie di selezione naturale, secondo la quale solo chi ha maggior tempra ha qualche speranza di farcela nella vita. A Bianca è andata bene: non a tutti è concesso di finire a servizio presso una delle famiglie più rispettate del paese ...

Le atmosfere sono le stesse de Il Gattopardo, il celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Siamo nel 1860, Garibaldi e i suoi Mille stanno per sbarcare in Sicilia e il corso della Storia è destinato a cambiare in maniera decisiva. Ugo Barbàra tuttavia non racconta una nobiltà che sfrutta il lavoro dei propri contadini per conservare le ricche rendite a garanzia di uno stile di vita agiato e senza problemi. No, l’autore presenta al lettore una serie di personaggi la cui fortuna o sfortuna è frutto delle proprie scelte, a cominciare da quelle di Antonio Montaldo e della moglie Rosaria Battaglia, che affrontano insieme alla famiglia un viaggio in prima classe con destinazione l’America, New York. Lì si rimboccano le maniche, forgiano il loro destino, fondano una banca e una compagnia marittima, conoscono e frequentano la gente che conta, diventano parte integrante della nuova realtà e ne vivono i cambiamenti. Una storia di famiglia, quindi, che si intreccia alla grande Storia, ne respira i palpiti e ne subisce i colpi. Un palcoscenico su cui si muovono personaggi coraggiosi, a volte visionari, capaci di imprese caparbie che mostrano come, quando non ci si accontenta di un quotidiano sottotono, occorre andarselo a cercare il futuro fatto di luce, è necessario inseguirlo e anche perderlo se occorre, ma almeno provarci. Barbàra è un narratore capace di dare a ogni parola il giusto valore; sa imprimere ritmo alle pagine e connotare in maniera egregia i personaggi della vicenda, che si raccontano senza filtri e mostrano con la medesima dignità crepe e punti di forza. Descrizioni particolareggiate e continui colpi di scena mantengono viva la tensione e preparano a un finale che lascia presagire la possibilità di un seguito per un romanzo che racconta il cambiamento e il coraggio, l’ambizione e la possibilità di rinascita, che va ricercata e inseguita anche dopo la più amara delle sconfitte.