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I Monteleone

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Milano, autunno 1931. Gina, la governante, fa capolino nel salone degli argenti, dove la padrona di casa se ne sta seduta sul divano con un libro in grembo. In realtà, però, non sta leggendo. Ha un’espressione assorta e si riscuote solo quando Gina introduce l’ospite: la signorina Rivetta. Si tratta della segretaria di suo marito, ma Pia Monteleone la conosce bene. Capita sovente che le due si debbano confrontare per tutta una serie di incombenze di cui l’avvocato sa poco o nulla: il menù di una cena di beneficenza, il colore delle tende per una stanza della casa o l’ammontare della gratifica natalizia per i sottoposti. La contessa Monteleone, alta e curata come al solito, con i lunghi capelli stretti in uno chignon, riceve la sua ospite nel salottino giallo, una delle stanze più piccole della casa, affacciata sul parco. Quello è il luogo in cui, in genere, incontra gli ospiti meno importanti che possono contare, tuttavia, su un’atmosfera piuttosto intima. Mariolina Rivetta si è chiesta più di una volta se la sua sia una scelta giusta: chiedere un incontro alla moglie del suo datore di lavoro per comunicare qualcosa che, di certo, non le farà piacere. La contessa, perfetta padrona di casa, attende che Gina, entrata con un vassoio d’argento, ne poggi il contenuto sul tavolino posto di fronte a lei. Si tratta di un bicchiere d’acqua, richiesto dalla Rivetta, un bicchierino di vermut e un piattino di porcellana bianca che contiene dei biscotti. Mariolina se ne servirebbe volentieri – il profumo è irresistibile – ma non osa toccarli. Dietro invito della contessa, finalmente la segretaria svela il motivo della sua visita: si tratta di Giuliano, il figlio di Pia. Il ragazzo è il suo primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera e la stupisce il fatto che Mariolina intenda parlare proprio di lui. Incalzata dalla contessa, la segretaria racconta il suo timore che tra Giuliano e la signorina Maci – la ragazza originaria della Bassa Italia che lavora nello studio del notaio Torresini – stia nascendo qualcosa che va oltre il rapporto professionale: spesso la donna li ha visti conversare, anche e soprattutto in assenza di esigenze lavorative. Gli occhi della contessa si fanno due fessure…

Novant’anni di storia italiana narrati attraverso le azioni e lo sguardo dei membri della famiglia Monteleone, nata dalla penna della scrittrice milanese di nascita e cortonese d’adozione Lucia Tilde Ingrosso, giornalista e docente di scrittura creativa. A partire dagli anni del secondo conflitto mondiale fino ai giorni della pandemia, la vicenda offerta al lettore racconta un’Italia prima spezzata dalla guerra e poi ricostruita dalla volontà degli italiani; mostra il periodo del boom economico e il suo riflesso sulla città di Milano; tratteggia le luci e le ombre di una lunga stagione, di cui la famiglia Monteleone si fa interprete. Un romanzo corale, quindi, in cui ogni singolo personaggio ha voce e caratteristiche proprie, molto ben rese dalla penna dell’autrice, che ne coglie gli aspetti più peculiari e li intreccia, come dicevamo, con la realtà sociale ed economica del Paese e, in particolare, della borghesissima città di Milano. Come in ogni famiglia che si rispetti – che sia essa reale o meno non importa – anche i Monteleone sono fatti di luci e ombre, custodiscono segreti che pesano come macigni e che potrebbero generare una vera e propria rivoluzione se venissero svelati. Un faccendiere affascinante e senza scrupoli, una donna che si è costruita da sé, un medico completamente votato agli altri, un principe del foro, una giovane studentessa alla ricerca del suo posto nel mondo: i personaggi del romanzo si alternano sulla scena, essa stessa parte integrante della vicenda, e si raccontano attraverso un linguaggio particolareggiato e ironico, altra scelta vincente dell’autrice. Pagine che scorrono rapide, raccontano un’epoca lontana e anni più recenti, sottolineano le peculiarità e le dinamiche di un nucleo familiare all’apparenza incredibile, ma in realtà più comune di quanto si possa pensare. Ed è proprio questa una delle ragioni per cui l’empatia con i Monteleone, le loro gioie e i loro dolori, le conquiste e le sconfitte scatta immediata: ci si riconosce in loro, si tifa per loro, ci si commuove e si sorride con loro. E questo è quanto ci si aspetta, in genere, da un buon libro. Obiettivo centrato, quindi!