Il parroco di Djal, un paesino a picco sulla scogliera, non ha ancora cinquant’anni. Dal fisico imponente e solido, con lo sguardo ardente e le labbra pronunciate, ha poco a che vedere con l’immagine di un tranquillo parroco di paese. Il suo abito talare è intriso di salmastro e la canonica, incastonata nella scogliera, ha l’aspetto di una capanna di pescatori più che di un luogo religioso. Ma è sicuramente lui l’uomo adatto a governare il gregge che popola quel lembo sperduto di terra, anche se è difficile accostare l’immagine del gregge all’irrequieta comunità di Djal, sia quella dei vivi che quella dei morti. Eh già, perché in questo luogo battuto da venti e tempeste, dove naufragano imbarcazioni, terra di marinai avventurosi e coraggiosi, anche i morti non smettono di scorrazzare e di manifestare la propria vivacità. In primavera e in autunno, mescolati al vento si sentono fischi e lamenti, il mare mugghia mentre le lapidi e le croci tremano. Si narra che una sera il becchino bussò alla porta del parroco perché il “capitano” aveva rovesciato la sua lapide e stava già tirando fuori una mano dalla terra smossa. Si racconta che il parroco senza dire niente raggiunse il cimitero, rimise a posto la lapide e ci si accomodò con la sua imponente mole come sul coperchio di una cassapanca. E comodo attese il mattino, con l’effetto che il “capitano” trovò così pace...

Per la prima volta tradotto in italiano questo straordinario libro di Anna Seghers, al secolo Netty Reiling, una delle più grandi scrittrici tedesche del Novecento. Il titolo del libro è lo stesso del primo racconto dell’antologia, scritto nel 1924. Gli altri risalgono a un arco di tempo compreso tra gli anni Venti e gli anni Sessanta e sono stati scritti in luoghi diversi: rivelano la costante voglia di raccontare nonostante le vicissitudini di una vita in fuga. Le storie sono accomunate dalla grande capacità evocativa di una scrittura capace di dipingere luoghi e persone come grandi affreschi e non è un caso che proprio la pittura faccia parte degli interessi di Anna Seghers, che da Hercules Seghers infatti, pittore fiammingo, mutua il nome d’arte. In questo libro troviamo l’intensità del folklore popolare unito ai miti di fondazione, alle epiche classiche, sapientemente mescolati ai destini comuni di uomini e donne, alle loro lotte, ai loro sogni, che si intrecciano in racconti corali. Tanti i temi, i richiami alla storia contemporanea, un’analisi lucida di un secolo che reca in sé le più grandi contraddizioni.