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I nostri giorni alla casa delle farfalle

I nostri giorni alla casa delle farfalle

Elisabeth Delacour, per gli amici Libby, ha ventotto anni e passa le sue giornate a metà tra le corsie del supermercato in cui lavora e il suo sogno di diventare attrice. Tra lei e la sua agente però non c’è una grossa simpatia e le uniche opportunità in campo cinematografico si traducono in pubblicità di prodotti contro la diarrea o, quando va bene, di assorbenti. Nella vita di Libby tutto scorre seguendo una rassicurante routine: le piacciono “le cose tutte uguali, il suo yogurt di soia la mattina, la doccia bollente la sera con in sottofondo la telefonata di sua madre ogni domenica dopo pranzo”. Anche la relazione a distanza con Adam fa parte della normalità da oltre due anni: messaggi e telefonate nei giorni passati lontani, coperte tirate a regola d’arte e casa splendente quell’unica settimana al mese che trascorrono insieme. Ultimamente però, nei momenti con Adam, Libby si sente estraniata, distante: smette di esistere e lascia accadere le cose. A occupare la sua testa ci sono tanti pensieri, ma soprattutto uno: Niko, il suo giovane collega al supermercato. Se la mente di Libby si sente al sicuro nella routine di ogni giorno, è il suo cuore ad avere costantemente il bisogno di evadere: è lì che, da qualche tempo, abitano delle vivaci farfalle che inneggiano a una perenne primavera dei sentimenti. Per fare un po’ di chiarezza in questi stati d’animo contrastanti e provare a salvare la relazione con il suo amato Adam, Libby s’iscrive a un gruppo di sostegno psicologico organizzato dalla psicologa Marina Beaufort...

Ambientato in una città il cui nome non ci è dato sapere, ma che sembra assomigliare a una moderna città europea come Londra o Milano, I nostri giorni alla casa delle farfalle ci racconta la vicenda di Libby, che sembra avere molti tratti in comune con la sua autrice, Shanti Winiger. Giovane, ambiziosa, con la passione per il mondo dello spettacolo, la Winiger ha riscosso negli ultimi anni molto successo sui social del momento (in particolare Instagram e YouTube). In questo suo esordio letterario sembra ereditare proprio dai social una tecnica narrativa che predilige sveltezza, immediatezza e, talvolta, effetto sorpresa. Immersi tra le giornate di Libby, sembrerà un po’ di “scrollare” un feed di Instagram: colorato, giovane e ricco di caption talvolta divertenti, talaltra forzatamente struggenti. C’è chi lo amerà, chi invece non ci andrà d’accordo, ma in generale risulterà facile immergersi nella storia. Alla leggerezza della trama e della scelta stilistica fa da contrappeso la complessità del messaggio: dietro la semplicità della vita di Libby, si nasconde una seconda esistenza più complessa, dominata da uno dei più profondi istinti primordiali, ovvero quello di ottenere gioia e piacere. Ed è così che la capricciosa attitudine di Libby verso la riscoperta di sentimenti nascosti ci porterà a riflettere su temi come la sessualità e la monogamia. È così raro avere una doppia vita? Quanto conosciamo davvero chi ci sta vicino? È così strano volere più relazioni? Chi è davvero in grado di definirsi realizzato in ogni aspetto della sua vita di coppia?