Salta al contenuto principale

I padroni del mare

I padroni del mare

Davanti al cancello bordeaux, la domanda su dove finisca la ruggine e dove inizi la pittura è un piccolo rito che inaugura la stagione estiva a Jonia. Una villeggiatura che inizia sempre con l’antica paura di beccarsi il tetano (timore e deterrente usato da qualsiasi madre del circondario) e che prosegue con il saluto militaresco alla Tipo mentre varca il cancello, segno inequivocabile che la bella stagione è iniziata. Un periodo che va a braccetto con la libertà: villeggiatura e libertà che si riflettono in tutto, persino nella struttura della casa che non segue i dettami fondamentali dell’ingegneria ma sembra tenersi in piedi solo nell’attesa che un’altra estate arrivi. A Jonia “il mondo si capovolge e tutto si riduce a poche semplici regole”: puoi camminare scalza, basta poi lavarsi i piedi prima di coricarsi; devi mangiare tutto quello che ti viene offerto; alla controra è vietato fare qualsiasi cosa, solo respirare è concesso; i bagni in mare sono due, uno la mattina e uno il pomeriggio. In sostanza puoi fare tutto, eccetto avvicinarti alla casa di Tonino e, men che meno, fare amicizia o anche solo parlare con i suoi figli…

Il caldo tipico della Calabria durante l’estate, la salsedine sulla pelle, la luce gialla e accecante di un pomeriggio qualsiasi di agosto, il profilo delle montagne al tramonto con qualche piccola sparuta luce che segnala la presenza umana in case a chilometri di distanza dal mare. La spensieratezza tipica dei bambini durante l’estate, ma anche il desiderio di capire il perché di alcuni comportamenti dei grandi, la curiosità e la voglia di disobbedire a quelli che sono i dettami della famiglia, non tanto per calcolo quanto per un istinto che porta a voler verificare in prima persona il perché di un divieto, nonostante quell’atto di ribellione possa influire per sempre su quell’aria che sembra sospesa e tipica solo di quel luogo e di quel tempo. Tutto questo è quello che Bianca Fenizia racchiude nel suo esordio letterario, trasportando il lettore negli anni Ottanta a Jonia, città immaginaria ma facilmente collocabile su una cartina geografica. Ambientato nelle “Calabrie” – luogo che racchiude troppe sfaccettature da poter essere racchiuso in un nome al singolare – I padroni del mare rappresenta un viaggio all’interno della memoria della protagonista, dove ogni luogo, ogni zio o cugino, ogni cibo sembra essere ricoperto da un velo di bellezza e nostalgia tipica non solo dell’infanzia, ma proprio dei ricordi legati all’estate. Una atmosfera quasi ovattata nella quale, però, elementi del reale continuano a far capolino costantemente: la casa costruita abusivamente sul tratto di costa, tipico di quegli anni; gli incendi dolosi; il desiderio di lasciare la terra d’origine per cercare la fortuna in Germania; gli aerei che solcano il cielo terso e segnalano che da qualche parte, poco lontano, c’è una guerra in corso. Un espediente che rende la narrazione ancorata alla realtà e che di questa è in grado di mantenere sia le luci che le ombre. Tra i numerosi personaggi che popolano la narrazione, un posto speciale occupa la figura del nonno, associato alla figura del leone e “unico vero padrone” del mare, poiché disposto a tutto pur di garantirne la sua integrità.