Salta al contenuto principale

I patrioti

I patrioti

Quando il treno apre le sue porte, il ragazzino è incerto nel riconoscere la donna che gli si presenta davanti agli occhi. Ricordava una folta capigliatura ed una pelle liscia, adesso vede soltanto le crepe del tempo, un incarnato pallido, il viso gonfio ed un taglio di capelli canuti e corti che gli impediscono di rivedere la sua amata madre. Ha timore, ma è stato educato in un orfanotrofio perbene e non può che abbracciare quella donna, anche se fatica a chiamarla madre. Si nasconde ancora nell’ombra del suo accompagnatore, mentre vede scendere dal treno ombre di uomini e donne che hanno lasciato Kolyma, Inta, Perm’, Kengir e adesso stanno rientrando alla loro vita, mai più normale. La donna capisce lo straniamento, non è facile resistere indenni a sette anni di gulag e provare a tornare ai propri affetti senza sapere di essersi trasformata in una strega. Julian, questo il nome del ragazzino, si offre di prendere il bagaglio, ma la donna, Florence, si ritrae e con un sorriso tirato chiarisce che sta per ripartire, deve andare a Mosca a sistemare qualche affare burocratico, ma per Natale conta di tornare a prenderlo, stavolta per sempre. Strana vita quella di Florence, iniziata a New York e proseguita su una nave sul fiume Hudson, pronta a lasciare Ellis Island per portarla in Russia alla ricerca della vita. Strana vita quella di chi non sa ancora qual è la sua Patria, eppure sente già di amarla...

Sana Krasikov ha scritto un romanzo effervescente ed intrigante nella trama, nello sviluppo della narrazione e nel tema. Mettere tre generazioni a confronto, quella di Florence, quella di Julian - il figlio - e quella di Lenny, il nipote, su un tema molto spinoso e complesso, il concetto di Patria. Ma ancora prima il concetto di Storia, dell’uomo “che ha visto la storia in prima fila”: russi ebrei sbarcati negli Stati Uniti, quindi rientrati in Russia, rinnegati dagli USA e in difetto di identità nell’Unione Sovietica. Un’odissea di speranze ed illusioni, che segna terribilmente chi ne prova l’esperienza. Il romanzo assume il respiro della grande tradizione narrativa russa, anche se ne ammoderna lo stile e la capacità evocativa. Inoltre il ritmo è reso ancora più prezioso ed intrigante dalla distribuzione per capitoli che alternativamente riprendono le vicende dei tre personaggi principali, interrogati sul concetto di popolo e di identità, ma con uno sguardo meno malinconico e più disincantato dei grandi predecessori letterari tardo-ottocenteschi e novecenteschi. La narrazione frantumata rende in modo sincronico, pur in una chiara prospettiva storica, il viluppo di incertezze miste ad entusiastica curiosità che alberga nei protagonisti non solo di questa storia, ma della Storia in generale. L’impressione che se ne ricava è di una genuina epifania nel loro approccio alle situazioni che si fanno incontro alle loro intenzioni, gente senza una patria, ma affascinata dalle proprie radici nomadi, come mostrano i repentini cambi di scenario fra New York, Cleveland, Saratov, Mosca, di tempi interni ed esterni alla narrazione e di lingua che accoglie con disinvoltura tratti del russo e dell’yiddish. Una lettura appassionante, ed appassionata, che permette di attraversare le centinaia di pagine senza alcuno sforzo.