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I pensieri oziosi di un ozioso

I pensieri oziosi di un ozioso
'C’è una gran quantità di pigri, ci sono mascalzoni a bizzeffe, ma un ozioso genuino è una rarità': da questo assioma iniziale – in cui ogni ozioso dovrebbe riconoscersi – s’avviano le pagine di questo volumetto che ‘narra’, declinandole, tutte le tipologie di ozio e di oziosi. Ma non immagini il lettore che il non far niente sia poi occupazione tanto semplice e disinvolta e che questo non far niente o non aver niente da fare sia l’ozio di cui stiamo parlando. I pensieri oziosi, tanto per cominciare, in quanto tali, sono già un gran bel da fare: pensare e riflettere su cosa significhi, ontologicamente, esser pigri, pensare all’amore in termini oziosamente innamorati, riflettere sulla malinconia dell’ozio, oziosamente scoprirsi al verde, valutare la vanità come elemento consustanziale all’uomo fin dal suo essere bambino, pensare all’uomo di successo, riflettere e soppesare il trascorrere del tempo sono tutti impegni di grande rilievo e che occupano profondamente chi vi ponga pensiero. In più, il vero ozio permea di sé tanti aspetti, momenti, circostanze della vita quotidiana: ed ecco, allora, che cani e gatti, la timidezza, i bambini, il mangiare ed il bere, il mobilio dell’appartamento, gli abiti ed il portamento di ognuno, la memoria, tutto quello che insomma ci appare quotidianamente allo sguardo diviene oggetto di riflessione oziosa dell’ozioso autore di questo libro…
I pensieri oziosi di un ozioso nacquero, alla spicciolata, nel 1888, come articoli per un periodico e poi, l’anno dopo in volume, divennero uno dei più grandi successi dell’autore di Tre uomini in barca: ed il segreto di tanto successo fu proprio nello stile svagato e dissacrante, ironico e irriverente della scrittura. I pensieri di Jerome non sono “pensieri”, ovvero riflessioni filosofiche che implicano necessariamente un rapporto con l’etica e pertanto destinati ad un pubblico di impegnati lettori. Sono, piuttosto, divagazioni d’idee, semplici e divertenti – in qualche caso esilaranti – fulminazioni che illuminano d’un tratto, con accenti di divertito distacco, aspetti e momenti del nostro vivere quotidiano in cui tutti, lettori avvertiti ed ingenui, siamo coinvolti. Lo stesso Jerome, sia pure nel suo stile d’immediata evidenza, lo ammette: «Oggigiorno i lettori pretendono che un libro corregga, istruisca ed elevi. Questo mio volume non eleverebbe una mucca». E tuttavia, per quanto il carattere dissacratorio e divertente sia quello di maggiore evidenza, non si fa fatica a cogliere lungo tutte le pagine del volume un tratto di ‘serietà’ che l’umorismo ricorrente non riesce a celare: come quando, ad esempio, Jerome parla del timido e della timidezza nei suoi aspetti più buffi e risibili e che però non nascondono completamente il ‘dramma’ dell’esser timido e della incomunicabilità che ne consegue. Leggere Jerome, così, diventa divertente non meno che importante e lo si scopre in corso di lettura: quando, al sobbalzo per una risata, si sovrappone l’accigliarsi per un pensiero profondo e triste.