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I pescatori di stelle

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A Parigi, nel 1925, i posti come lo Chien qui fume non mancano di certo. Caotiche e animate brasserie dove le più disparate personalità si incontrano per sfidarsi a braccia di ferro, per bere qualche goccetto di troppo e discutere sul futuro della Francia accompagnati dalla voce di un pianoforte che nessuno sembra mai ascoltare. Non importa se francesi, russi o zingari: tutti sono ammessi. Ciò che importa è avere le tasche vuote e i cuori pieni di sogni in cui perdersi quando arriva l’ubriachezza. È qui che Erik Satie, giovane compositore, e Blaise Cendrars, scrittore, si incontrano. Due uomini d’arte mossi da sentimenti completamente opposti: se il primo innalza la musica all’unica virtù in grado di dargli il valore d’un uomo, il secondo condanna la letteratura alla rovina della sua esistenza. D’altronde è proprio questo che fa un grande amore, prima accarezza e poi colpisce dritto allo stomaco. Non per questo bisogna cessare di cercarlo e, proprio per il suo ritrovamento e per l’inseguimento di un ladro d’arte che tenta di rovinarli, i due uomini danno il via ad un’odissea tra le vie notturne di Parigi. I lampioni delle Boulevard, i sobborghi polverosi, le prostitute che timbrano il cartellino, i fantasmi dei cimiteri e gli artisti più grandi del brillante decennio. Ancora, i teatri misteriosi, dei quali nessuno sa che cosa si nasconda negli scantinati, e i locali alla moda inaccessibili dove lo champagne disseta gli eletti che si scatenano a ritmo di charleston. Il cielo coperto da stelle culla i cuori ruggenti di chi vive la notte e che, al pari si Satie e Cendrars, cerca la ricchezza di una vita fatta di speranze e di sentimenti profondi, come quelli donati da un’amicizia nata in una notte chiassosa che, tuttavia, lascia immobili le stelle per poter essere raggiunte…

Jean-Paul Delfino, autore di Assassini! L’ultima notte di Zola, anche ne I pescatori di stelle trascina il lettore nella magica atmosfera della sua città, Parigi, avvolta dalle luci dei locali e dei lampioni di un tempo ormai passato. Ogni personaggio e ogni luogo descritto da Delfino è degno delle illustri opere di Modigliani, Apollinaire e Chaplin. L’atmosfera impregna le pagine, trasportando il lettore in un’epoca che ha fatto dell’arte il suo culto e seminando in lui la voglia di pellegrinare nella notte insieme ai protagonisti, di poter dire la propria, di ridere del cinico umorismo di Cendras e di ascoltare le liriche d’amore di Satie per la sua amata Biqui. Le chiacchiere tra i personaggi sono frizzanti e dirette a colpire il lettore in tutta la loro verità. Il viaggio intrapreso dai due artisti li porterà a conclusioni che non avevano considerato, ricordando che c’è più valore nella forza necessaria per rincorrere un sogno che nella sua realizzazione. Le stelle illuminano le notti più buie esattamente come i desideri fanno nelle vite degli artisti. Se Satie e Cendrars avessero rinnegato la meraviglia dell’illusione, non avrebbero mai scoperto del misterioso lago che bagna i sotterranei de l’Opéra, dei fantasmi che vagano nel cimitero e della giraffa in groppa alla quale raggiungere i locali più esclusivi di Parigi. Non importa che prezzo si paghi per i propri sogni: ciò che comporta non averne è, se da un lato più realistico, dall’altro sicuramente meno gratificante per l’anima. Passiamo una vita a guardare le stelle sognando di poterle raggiungere, tanto vale provarci.