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I primi tornarono a nuoto

I primi tornarono a nuoto
La primavera di solito arriva di notte. Ogni volta accade in questo modo. Ogni volta, ma non la sera in cui la morte tornò. Quella sera gli alberi che solo poche ore prima, al mattino, erano ancora spogli d’improvviso si ricoprirono di fiori. Quella sera in tutto il mondo masse informi di persone, nude o con i vestiti a brandelli si riversarono nelle strade, nelle piazze, nelle stazioni. Uscirono dal mare come un’unica grande onda inarrestabile e compatta, invadendo tutto. I primi tornarono a nuoto. Adriano Karaianni aveva appena compiuto trentotto anni e non si era ancora abituato all’idea di diventare padre. Lo pervadeva un sentimento di totale inadeguatezza. Una nuova vita si stava lentamente facendo strada e lui non aveva la minima idea di cosa avrebbe fatto per accoglierla. Doveva comprare il latte quella sera, Maria lo aveva chiamato al cellulare per ricordaglielo. Il supermercato sembrava aperto e sulle prime non vide il vecchio. Le guardie giurate lo circondavano cercando di tenerlo fermo ed ottenendo dei risultati a dir poco pessimi. L’uomo sembrava dotato di un energia inaspettata e di una forza certo non consona ad un età approssimativa che si sarebbe detto molto sopra gli ottanta. Adriano chiese di poterlo esaminare, è un dottore forse può dare una mano. I capelli erano lunghissimi, il suo cuore batteva all’impazzata, le pupille non riuscivano a fissare ed era visibilmente affamato. Dovrebbe stare malissimo, concluse Adriano, ma per chissà quale motivo il vecchio era invece in piena forma. Si chiamava Serafino Currò ed era morto l’11 gennaio 1979…
Come reagireste se qualcuno che avete perso suonasse alla vostra porta e chiedesse di essere riaccolto nella vostra vita? Dapprima forse il senso di sollievo e di felicità avrebbe il sopravvento ma che succederebbe se questo diventasse la regola, se la morte interrompesse il suo quotidiano lavoro, se quello che vi sta accadendo non fosse un’eccezione? Se in tutto il mondo ogni uomo, donna e bambino vissuto e morto da qui alla preistoria avesse facoltà di tornare? Nessuno sarebbe preparato a un’eventualità come questa. Ed, infatti, ogni personaggio del racconto è accumunato da un identico senso di smarrimento che inevitabilmente si trasforma in paura quando comprendono che i ri-nati non chiedono solo una momentanea ospitalità ma vogliono vivere. Non hanno alcuna intenzione di essere ricacciati indietro, chiusi in ospedali o peggio eliminati. Si organizzano, pretendono, divengono minacciosi in una claustrofobica escalation di eventi in cui anche nascere diventa un crimine. C’è di certo un indubbia originalità nel modo in cui il “ritorno dei morti” viene reinventato e descritto, nel modo in cui gli spazi si restringono e le sicurezze crollano. Purtroppo, però, il finale arriva in modo troppo immediato e convenzionale per un libro che, invece, di convenzionale sembra possedere ben poco. Si ha la sensazione di un’opera non pienamente compiuta ed in parte sbilanciata in favore di una prima sequenza di eventi che hanno il merito certo di costringerti ad una lettura vorace ma ai quali, poi, non fa seguito una conclusione all’altezza delle premesse.