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I prodigi della città di N.

I prodigi della città di N.

Oleg e Nikola sono due uomini d’affari dal passato losco che decidono di investire denaro in un’idea rivoluzionaria: rimettere in funzione la fabbrica di turbìne della città di N. affidandola ad una autogestione portata avanti dagli operai della stessa città. Per questo hanno bisogno del vecchio ingegnere, Sobotka, e soprattutto di molta segretezza, perché il progetto non deve destare sospetti ed appetiti. Sobotka ha guidato il primo vero sciopero contro un padrone di una fabbrica comunista della ex-Jugoslavia, si può dire che è stato il primo a sconfiggere il sistema comunista. Dopo è arrivata la guerra, ha perso la moglie e i figli che sono dovuti scappare in un’altra città, ha perso gli amici, ed ha perso il lavoro. Sobotka è la persona giusta per le competenze, per le conoscenze e per la sua personale storia. Quella offerta da Oleg sembra allora essere l’occasione giusta per ricominciare da ciò che sapeva fare meglio, le turbine. Non sa però che Oleg intende produrne soltanto due e poi richiudere bottega: le ha promesse a quel Colonnello di quel Paese a cui gli Stati Uniti fanno guerra ed impongono l’embargo. Sobotka non sa, ma questa nuova occasione lo rivitalizza, sembra dare un senso alla sua vita, spazzata via in pochi istanti da una guerra crudele. Ed è così per tutti gli abitanti di N., un paesino dove c’è solo un bar, Laguna blu, dal nome improbabile visto che il mare qui non è neanche un’immagine, e dove ci sono tante altre donne e altri uomini ormai persi alla vita. Una nuova occasione, ma non sempre tutto va come ce lo si aspetta…

Potremmo anche definirlo un romanzo distopico se quell’idea rivoluzionaria dell’autogestione fosse stata davvero soltanto immaginata nel momento in cui è iniziata la ricostruzione, morale, civile e sociale, dei Paesi che una volta formavano la ex-Jugoslavia: il romanzo di Robert Perišić è in realtà quanto di più profondo si possa leggere nel tentativo di scandagliare le anime dei superstiti di una guerra civile così devastante come quella dei Balcani. È un romanzo nel romanzo, una scatola che racchiude e unisce tante storie: tuttavia nonostante gli intrecci e le digressioni non si fatica a seguire il filo della narrazione perché Perišić è scrittore intelligente e ironico, concreto e allo stesso tempo umano. Non esistono protagonisti, perché tutti lo sono, tutti sono personaggi principali della loro storia fatta di riscatto e nostalgia, amore, passione e delusione, sospetti e fiducia: tutto si interseca intorno ad un sogno, ad un obiettivo comune, a quel desiderio di ritornare a vivere almeno come prima del conflitto, se non meglio di prima. È per questo anche un romanzo sociale che meglio di altri cattura e spiega la disperazione di chi è sopravvissuto ad un conflitto e adesso si trova occupato ed assediato da chi il giorno prima voleva spazzarli via: gli investitori hanno lavorato tanto per far saltare la polveriera balcanica, adesso sono tranquillamente seduti al tavolo dei bottoni, intenti a ricostruirne le sorti e la fortuna. Un intrigo di aspirazioni e desideri, di voglia di rivincita che indugia con grottesca ironia sulle vicende umane di un popolo diviso in tante nazioni, ma con un’unica storia dentro.