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I profeti

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“Non avere paura del buio. Perché è ciò che sei”. Samuel ed Isaiah hanno l’oscurità sulla pelle. Alla piantagione li hanno soprannominati “I Due”. Da quando sono arrivati, nessuno li ha mai visti esistere separatamente. Ogni notte si incontrano alla scuderia e si amano fino all’alba. Anche quando il buio della loro pelle viene svegliato dal viola delle percosse, i loro corpi non smettono di cullarsi a vicenda. L’universo che li circonda alla luce del giorno è fatto dalla solenne balia Meggie, dal dolore di Essie, dalla vitale Be Auntie, dalla sognante Puah, dall’indifferente Sarah e da Amos, colui che ha ceduto. Ovviamente, anche dal cotone, dal caldo torrido e dai padroni. Sono questi ultimi a dettare la legge del tempo. Loro decidono quando una giornata di lavoro può giungere al termine, quando l’inverno si fa abbastanza rigido da concedere delle coperte o quando una donna è pronta per diventare madre di un figlio sul quale non avrà alcuna voce in capitolo. Il lavoro richiesto non si compie solo di giorno, nei campi: di notte danno vita ad altri schiavi. L’amore infantile che legava Samuel ed Isaiah si tramuta presto in un sentimento nuovo, meraviglioso e doloroso. Non possono astenersi dalla volontà dei padroni: anche loro devono generare nuovi neri. Esigono che Isaiah si unisca a Sarah. Lui le vuole bene, ma non la ama. Ha provato, ma il suo corpo non le risponde. Forse è per i suoi genitori che non è in grado di amare. Non glielo hanno insegnato. Inizi ad amare un figlio quando gli dai un nome e lui non conosce il suo. Isaiah è come lo hanno battezzato i bianchi, ma ogni suo compagno ha un nome vero. Tranne lui. Eppure nelle notte stellate, con Samuel, in riva al fiume, riesce a sentirli. Sente le voci dei suoi genitori unite ad un coro di molte altre. Non sa dire quante. Gli dicono che non sono morte, che morto è chi è in vita, chi ogni giorno viene frustato, chi non è libero di amare…

Robert Jones Jr è l’autore afroamericano di New York che con I profeti si è aggiudicato un posto in finale al National Book Award for Fiction nel 2021. È conosciuto con l’appellativo di “Figlio di Baldwin” e il motivo è ben chiaro. Con James Baldwin non condivide solo le origini, ma anche una rara sensibilità sulle tematiche di genere. I profeti narra di un amore omosessuale ambientato negli stati sudisti americani, durante lo schiavismo. I due protagonisti lavorano in una piantagione di cotone, luogo in cui la pietà e l’umanità sembrano essere state dimenticate. Eppure, ciò che Samuel e Isaiah non riescono a dimenticare è di amarsi, a discapito del dolore. Robert Jones Jr è stato paragonato alla titanica Toni Morrison e, anche in questo caso, l’accostamento è azzeccato. È nel ritmo narrativo che emerge il jazz: suono radicato nella cultura afroamericana. La voce dei padri e delle madri uccise dallo schiavismo fa da sottofondo all’intera narrazione, rendendola una sinfonia di note travolgenti. Le parole, con un ritmo tanto vivo, arrivano al lettore strazianti come una frustata. A contributo di ciò subentra un lirismo perfettamente coerente. Il mondo della piantagione diventa tutto il mondo. Per chi ha potuto vedere quell’unica realtà, ogni albero diventa l’unico sul pianeta. Solo lì il sole tramonta e sorge. L’acqua del fiume è l’unica a scorrere. Il lettore vede, attraverso gli occhi dei personaggi, il riassunto del mondo: una meraviglia perfetta macchiata di sangue. Ogni protagonista incarna un valore e, come tale, non rimane immutato. Ciascuno vive un’evoluzione durante l’arco narrativo, fomentando l’empatia del lettore. La promessa del libro, espressa dal titolo, viene mantenuta egregiamente: la realtà profetizzata viene scontata come una pena dal martirio degli uomini. Le parole di Robert Jones Jr suonano come una preghiera.