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I quaderni botanici di Madame Lucie

I quaderni botanici di Madame Lucie

La casa è chiaramente disabitata da parecchio tempo. È evidente da come la serratura, piuttosto arrugginita, oppone resistenza all’uomo che sta accompagnando Amande nella visita di quella che potrebbe diventare la sua nuova casa nelle campagne dell’Auvergne. “Nuova”, in effetti, è un termine davvero inappropriato per descriverla, dal momento che la sua costruzione risale più o meno al 1940. Ma è senz’altro silenziosa e isolata. Proprio quello che le occorre in questo momento, e non sarà un po’ di odore di muffa o l’illuminazione leggermente fioca a farla fuggire a gambe levate. Anzi. Amande sente che quell’abitazione di sessanta metri quadrati le sta entrando dentro. L’uomo continua a descriverle i vantaggi della casa, primo tra tutti la finestra della camera da letto orientata a est: potrà addirittura osservare il sorgere del sole sul bosco direttamente dal letto. Amande preferisce non commentare, ma sa perfettamente che ciò non accadrà mai. Perché non ha nessuna intenzione di aprire le imposte e far entrare alcun tipo di luce. Il suo obiettivo è quello di restare isolata e, possibilmente, al buio. Non vuole vedere nulla. Non vuole incontrare nessuno. E, soprattutto, non vuole pensare a nessuno. L’uomo continua a parlare. Ora è passato a descriverle l’orto che la vecchia proprietaria di casa, l’anziana signora Hugues, curava all’interno del giardino. Appare quasi emozionato, ma tutto il suo entusiasmo scema nel momento in cui si rende conto che Amande non sembra in nessun modo interessata a ciò di cui sta parlando. Lei ha solo fretta di firmare le carte del contratto d’affitto. L’uomo è, a questo punto, è piuttosto stupefatto: sono tre anni che tenta inutilmente di affittare quella casa e ora, dopo una sola visita, riesce ad appiopparla a quella strana ragazza che non l’ha nemmeno osservata con attenzione. Ma ad Amande non importa perché sa che, a breve, potrà finalmente isolarsi nel suo mondo e lasciare fuori dalla porta tutto quel dolore che fin dallo scorso 21 giugno non fa che seguirla ovunque...

Se, ormai, le autrici francesi contemporanee del calibro di Muriel Barbery e Valérie Perrin sono state capaci di far valicare le Alpi alla loro scrittura leggiadra, commovente e profonda, non stupisce che la giovane Mélissa Da Costa, classe 1990, segua le loro orme. I quaderni botanici di Madame Lucie, sebbene non sia a tutti gli effetti il suo esordio letterario, è il primo libro tradotto in italiano e col quale si è fatta conoscere (e amare) anche nel Bel Paese. Con la delicatezza propria di molte penne d’oltralpe, Da Costa racconta una storia che commuove nel profondo. Ciò che porta il lettore a empatizzare maggiormente con Amande, però, non è tanto quella storia drammatica che la ragazza porta come un pesantissimo fardello sulle sue spalle. È, piuttosto, quel suo lasciarsi tornare alla vita, un poco alla volta e – sembra – senza nemmeno rendersene conto. E ciò accade grazie a dei quaderni scritti dalla defunta anziana proprietaria della casa che ha affittato. Da esperta di vita, la signora Hugues ha lasciato i suoi appunti ricchi di consigli di botanica (e non solo), che Amande interpreta come una sfida a rimettersi in carreggiata. Quell’orto, dapprima snobbato, le regala una maternità diversa ma che si rivelerà altrettanto fondamentale nel processo di accettazione degli eventi traumatici che l’hanno colpita. Saranno proprio queste piantine, le sue creature, a portare Amande a riprendere in mano le redini della sua vita e a tornarne protagonista, permettendole di agire in prima persona non solo nei confronti della propria guarigione personale, ma anche di quella delle persone che la circondano. All’interno delle pagine di questo splendido volume l’attenzione ai dettagli è quasi maniacale, ma questa costante ricerca della perfezione da parte dell’autrice contribuisce a mettere nelle mani del lettore un libro squisito, la cui narrazione incede sublime e liberatoria come una corsa a piedi nudi in quella stessa Natura che, rigogliosa, abbraccia Amande e le regala con amore una seconda vita.