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I quattro cigni - La saga dei Poldark

I quattro cigni - La saga dei Poldark

Ottobre 1795. Il dottor Daniel Behenna, medico chirurgo, ha quaranta anni e da cinque vive a Truro. Vedovo per ben due volte, ha una governante, la signorina Childs, che si occupa delle due figlie, della casa e delle sue necessità di uomo. Autorevole, ben vestito e ben pagato, tanto da permettersi un assistente, il signor Arthur, ha una riconosciuta fama di competenza professionale, anche grazie alla scrittura di una sua monografia a integrazione del famoso Trattato di ostetricia di Smellie, pubblicata quando ancora abitava a Londra. Una sera al suo rientro trova a aspettarlo in salotto George Warleggan, l’uomo più ricco e influente della città. Dopo i convenevoli di cortesia e un silenzio di qualche minuto, reso lunghissimo dall’imbarazzo e dall’ansia, Warleggan inizia a parlare sottolineando con forza l’aspetto confidenziale e segreto della questione personale che vuole sottoporgli. Si tratta della nascita del figlio, George vuole sapere dal dottor Behenna, che ha assistito la moglie durante il parto, se effettivamente Valentine sia nato prematuro a causa della caduta dalle scale di Elisabeth. Gli chiede quali siano le differenze tra un bambino nato prematuro e uno al termine dei nove mesi, se un bambino nato di otto mesi ha le unghie, i capelli e a quel punto il dottor Behenna capisce cosa vuole sapere Warleggan e...

Ne I quattro cigni, sesto libro della saga dei Poldark, Winston Graham mette in primo piano diversi personaggi femminili. Oltre a Demelza, Elisabeth, Caroline e Morwenna fanno la loro comparsa Childs, Rowella e Emma. Mantenendosi fedele alla ricostruzione storica, l’autore sviluppa temi che sollecitano riflessioni sull’urgenza di realizzare l’emancipazione femminile. Proprio nel Regno Unito, che nel 1835 riconoscerà il diritto di voto alle donne, in cui nascerà il movimento delle Suffragette (1869) e sarà fondata la “Società Nazionale per il Suffragio Femminile” (1897), non sembra esserci apertura per questi nuovi fermenti ideologici, che non trovano appoggio neppure nella maggior parte della popolazione femminile. Graham si “limita” a descrivere la realtà quotidiana e concreta con cui le donne che si discostano dalla consuetudine, che escono dagli schemi devono misurarsi per realizzare quello in cui più credono, a dispetto delle difficoltà e delle possibilità di riuscita. Di conseguenza anche i personaggi maschili si ritrovano a confrontarsi, non solo con problemi economici e politici, ma anche con emozioni e sentimenti intimi, profondi. Rispetto ai precedenti libri, questo è quindi più introspettivo, la narrazione è complessa senza grandi colpi scena e si sviluppa nell’intreccio delle inesorabili vicende femminili, mantenendo alto il climax e affrontando con delicatezza aspetti cupi e pesanti senza perdere d’intensità. Un libro che è come un tramonto cornico, “come se la porta di una fornace fosse stata spalancata svelando il bagliore rosso che pulsava tra il carbone non ancora consumato... le scogliere svettavano nere e frastagliate sopra un mare di porcellana. I gabbiani vorticavano come scimitarre”.