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I ragazzi che amavano il vento

I ragazzi che amavano il vento

Tre giovanissimi poeti inglesi che lasciano la loro terra, con tre motivazioni diverse, per andare in Italia a Venezia. Genova e Roma. Lord Byron, aristocratico, giovanissimo, bellissimo, ricco di mezzi economici, va in Italia per sfuggire alla sua terra, alla pedanteria e per vivere esperienze esaltanti e piene di passione. Solare, aperto, donnaiolo, provetto nuotatore, il migliore nuotatore di quel periodo, che non di rado si cimenta in traversate lunghissime e piene di pericoli. Ama l’acqua, essa è la sua fonte naturale di vigore e forza. Shelley è un giovane, appassionato sognatore. Cupo e strano, irrequieto, ombroso e sensibile, il bisogno di immedesimarsi in lui è fortissimo. Anche a lui l’acqua piace perché gli fa pensare alle profondità che sono sotto la superficie. Trascinato dalla passione e dall’amore se ne fa travolgere e non è capace di porre rimedio ai suoi sentimenti, al bisogno e alla necessità di comprendere gli altri. Raggiunge l’Italia per seguire su grande amore ed è amico di Byron che lo protegge come un bambino. Poi Keats, il più giovane di tutti. Poeta già affermato, malato di tisi raggiunge l’Italia come fonte di cura e lì muore cercando la gioia nella poesia. Subito dopo muore Shelley, annegando in una tempesta nel mare ligure che aveva voluto sfidare con la sua barca “Ariel”. Infine Byron, che è rimasto solo e decide che vivere non è ciò che desidera...

Il modo di fare poesia di questi famosissimi, giovanissimi artisti è noto a tutti. Il loro modo di scrivere ha cambiato la poesia per sempre. Quando ancora era tenacemente attaccata alla tradizione, loro l’hanno rinnovata profondamente: pur non volendo abbandonare il passato si sono spinti al futuro con la forza del loro pensiero, con il desiderio di svincolarsi dalla vita, dalla sofferenza, alla ricerca del volo libero. Le poesie di questo libro sono le più famose scritte dai tre autori: molto interessante la prefazione, che ci restituisce l’umanità di questi tre miti della letteratura, le loro passioni, la loro morte, il loro modo di vedere il mondo. Tre stili diversi: quello di Keats un po’ cupo e tenebroso, perché la morte gli sta sul collo; arioso quello di Byron, uomo di mondo che ama la vita e che la vede sotto la prospettiva più aurea e più bella che ci possa essere; nervoso, tormentato ma in cerca di serenità quello di Shelley, che racconta l’inquietudine del suo cuore e il suo desiderio di condividere con il mondo un respiro di serenità.