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I ragazzi della Clarée

I ragazzi della Clarée

Nevache, sul versante francese delle Alpi Cozie, è un paesino apparentemente poco significativo nella geografia del luogo. Nasconde però un segreto: molti abitanti hanno dato vita a una sorta di organizzazione sotterranea di prima assistenza per i migranti che tentano di arrivare in Francia dall’Italia, oltrepassando le montagne. Lì, questi ragazzi - perché sono per lo più giovani, sono chiamati “i naufraghi della montagna” perché vivono la stessa condizione di chi è disperso in mare. Solo, a quasi 2000 metri di quota e spesso in mezzo alla neve. C’è una sorta di coordinatore, Bernard, un anziano del luogo che ha creato anche una linea telefonica dedicata alle attività di assistenza: cibo, coperte, un posto dove dormire una notte. Perché questi ragazzi, che arrivano dall’Africa fino all’Italia, e poi via Bardonecchia tentano di passare oltralpe, non vogliono rimanere a Nevache. Per loro è sufficiente un minimo di conforto (un pasto caldo, acqua, abiti asciutti e un po’ di riposo) prima di rimettersi in viaggio. Spesso, hanno parenti in altre zone della Francia ed è lì che vogliono andare. Tra le varie informazioni che gli abitanti si scambiano, una, essenziale, è relativa alla presenza dei militari: è il 2017 e la pressione dei flussi migratori illegali dall’Italia ha spinto la gendarmeria a militarizzare le montagne. Se i migranti sono meticolosamente ricercati, intercettati e riportati al confine con l’Italia, certo i civili che in qualsiasi modo li aiutano non sono visti di buon occhio. Ma chi sono questi ragazzi che attraversano la Clarée? Da dove vengono?

Il reportage ha tutte le qualità della sua natura giornalistica: è sintetico, fattuale e non indulge alla tentazione di posizionarsi politicamente. Eppure la posizione dell’autore, giornalista francese esperto conoscitore del mondo (spesso in bicicletta), risulta piuttosto chiara. Al fianco degli abitanti di Nevache, non troppo desiderosi di svelare i propri segreti, Krafft partecipa a un’uscita notturna in cerca di migranti. E li trova. Sono quattro, adolescenti, spaventati, frustrati, quasi assiderati, con abiti inadatti alla montagna. La macchina della solidarietà si attiva, senza fronzoli né commiserazione, in maniera pratica e silenziosa. Perché le autorità francesi non approvano alcuna attività che possa suggerire che l’immigrazione clandestina è tollerata. Ma a Nevache non si fa accoglienza ai migranti, si fa assistenza a persone in situazione di bisogno. Qualcosa di profondamente umano e del tutto scevro da politicizzazione. La storia dei ragazzi intercettati sulle Alpi spinge Krafft più lontano, in Guinea, che pare essere il punto d’inizio della maggior parte dei viaggi volti ad attraversare le Alpi. Perché i giovani dovrebbero voler restare lì? Miseria, corruzione e mancanza di prospettive sono le uniche dimensioni possibili. Difficile il biasimo. Eppure la Guinea è piena di enti e associazioni che, con finanziamenti occidentali, puntano a dissuadere dalla partenza. Una lettura a cui dovrebbero dedicarsi coloro che si occupano di migranti ma anche chi, in maniera un po’ sbrigativa, pensa di comprendere quelle realtà così distanti da noi.