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I ragazzi della III F

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21 settembre. Alle sette in punto Cesira, madre di Fabrizio Pennacchi, detto il Pennello, entra nella sua stanza, gli dà un bacio in fronte e con un sussurro lo invita ad alzarsi. Che lui ricordi, è sempre la madre a svegliarlo, a parte una mattina di molti anni prima – quella dopo la notte in cui il telefono di casa è squillato, seguito subito dopo da uno strano silenzio – in cui a farlo è stata la zia che lo ha portato con sé al mare. La sera di quel giorno poi, quando i due sono rientrati, la madre era apparsa a Fabrizio diversa. Il padre non c’era più, e da allora non c’è stato più, mentre la sua auto, una Fiat 1500, è restata nel garage protetta da un telo, come una specie di reliquia. Il Pennello non ha mai fatto tardi in vita sua. Figuriamoci se può accadere oggi, primo giorno di scuola dell’ultimo anno di liceo. Fabri si lava, indossa i jeans Pop 84 blu notte e una camicia a scacchi a maniche corte, calza mocassini marrone e siede a fare colazione, mentre sua madre, insegnante, brontola asserendo che il ministro della pubblica istruzione dovrebbe darsi una mossa a riformare gli esami di maturità. Alle sette e quaranta Fabrizio esce di casa, in perfetto orario per essere, come al solito, il primo a entrare in classe. Non sarà certo così per Emanuele Damiani, detto Lele, che la sera prima dell’inizio del nuovo anno scolastico ha comperato mezza stecca di fumo – l’ha pagata cinquemila lire – e ha fumato davvero troppo. Così, quando la sveglia trilla alle sette e un quarto, lui ci mette un po’ a ricordare che è il primo giorno di scuola e che ha appuntamento con Puddu e il Grifo. Indossa in fretta Jeans Levi’s 501 stretti da una cintura El Charro e infila le Timberland ai piedi. L’abbigliamento è quello giusto, lo sa bene. Il problema è lui: è grassoccio, le sue guance sono gonfie come quelle di un bambino ed è una vera schiappa con le ragazze. Fa colazione con due caffè e un caffelatte, prende lo zaino, saluta i genitori ed esce. Niente motorino: il Grifo ha a disposizione, per una settimana, l’auto del padre e, insieme a Puddu, sarà da fighi arrivare a scuola a bordo di una Lancia Delta azzurro antibes…

Quattro ragazzi e una foto a unirli per sempre. Nella Roma degli anni Ottanta le esistenze di Lele, Puddu, Grifo e Pennello si intrecciano e, insieme, i quattro amici affrontano l’ultimo anno del liceo – la mitica III F – animati dalle stesse esigenze: poca spesa e molta resa. Non hanno chissà quali sogni, non coltivano ambizioni particolari, non nutrono alcuna aspirazione. Vogliono semplicemente divertirsi, superare l’anno scolastico e l’esame di maturità con il minor sforzo e, se possibile, avere successo, anche minimo, con le ragazze. Intorno a loro, la società sembra sonnecchiare, ma in realtà tutto è sul punto di cambiare, a partire dall’esame di maturità stesso, che non consente – con solo due materie all’orale – a chi è veramente preparato di eccellere e dimostrare il proprio sapere. Quando si affronta il proprio processo di maturazione, si sa, molte sono le variabili che tracciano il cammino, rendendolo più o meno impervio. I quattro protagonisti del romanzo di Marco La Greca – poliziotto romano, funzionario ministeriale e oggi avvocato di stato – affrontano percorsi diversi, in parte paralleli, che finiscono per convergere e annodarsi in una stessa giornata, quella in cui occorre fare i conti con ciò che si è e quel che si desidera. I ragazzi della terza F che hanno cominciato l’ultimo anno di liceo non sono gli stessi che, dopo l’esame di maturità, si ritrovano su una spiaggia del litorale laziale. Ciascuno ha il proprio vissuto, le proprie cicatrici e le proprie ferite ancora aperte. E non saranno gli stessi neppure dopo un quarto di secolo, quando si incontreranno nello stesso lembo di spiaggia, a rinnovare un appuntamento che si ripete uguale ogni anno, nello stesso giorno: una sorta di cerimonia celebrativa che testimonia i percorsi che la vita costringe a fare, i sogni che la quotidianità obbliga a riformulare, i destini che il caso ribalta. Non sempre le cose vanno come ci si aspetta; occorre prendere atto delle deviazioni obbligate rispetto al percorso originario, dei cambi di rotta, degli aggiustamenti. Quello di La Greca è un romanzo di formazione intenso; un libro che si legge tutto d’un fiato e regala al lettore una serie di istantanee di quella che è stata la realtà italiana degli anni Ottanta, periodo fatto di sogni e delusioni, speranze e fallimenti. Una lettura avvincente, che invita, attraverso le storie di Puddu e gli altri, a rivivere il proprio processo di crescita e in particolare il periodo in cui tutto sembrava possibile.