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I rimpianti

I rimpianti

Thomas è morto, ma non doveva morire. Non era ancora giunto il suo momento. Così riceve tutta una serie di istruzioni per l’uso, per così dire: quando l’angelo l’ha abbracciato infatti non è andata come avrebbe dovuto. Il fatto è che si erano già incontrati, quando lui aveva nove anni, praticamente la metà di quelli che ha adesso. E mentre cerca la sua amica Therese, si imbatte in Rachel, che ne rimane colpita. Il corpo che è stato fornito a Thomas, per quanto praticamente identico a quello che ha abbandonato, per i suoi novanta giorni previsti di interregno, resta provvisorio e poco strutturato, e dunque potrà sperimentare sensazioni di ipersensibilità, bruciore, vertigine, distorsione della realtà. Non sarà riconosciuto perché è la morte il suo travestimento, nessuno lo vedrà, tecnicamente non esiste e non si aspettano che sia lì. Del resto anche Maria Maddalena non riconosce Gesù risorto e lo scambia per un giardiniere. La cosa importante è che Thomas non cerchi di legare la sua “vita” attuale a quella precedente…

La morte non è niente, sono solo scivolato nella stanza accanto, recitano celebri versi: non è da temere perché quando c’è lei non ci siamo noi, e viceversa, sosteneva d’altro canto un notissimo filosofo antico. Eppure è il più grande spauracchio del vivere, benché sia una clausola che si conosce dal primo istante, anche se tendiamo a rimuoverla, perché altrimenti non andremmo avanti se non soggiogati da una cupa ossessione, atterriti dall’eventualità della sofferenza, del decadimento e della malattia. Talvolta però il passaggio verso la vita immortale ed eterna, per chi crede, non è affatto semplice, non solo per il dolore che prova chi rimane e ha amato e non ha più la possibilità di avere davanti agli occhi il soggetto del suo sentimento: chi infatti decide il destino degli uomini qualche volta può commettere un errore, almeno secondo la visione di Bonnaffons, che racconta della forza della vita che sconfigge l’oblio e che con prosa delicata e non retorica indaga l’amore fra due ragazzi giovani e un impedimento burocratico – ci sono travet, lungaggini e scartoffie anche nell’alto dei cieli – che fa ritornare (re-impiantato: l’italiano consente un gioco di parole che l’originale regrets, per quanto riguarda rimorsi e recriminazioni quando il tempo fugge, non permette) e blocca uno dei due sulla terra a tempo determinato finché la sua storia d’uscita dall’esistenza terrena non sia scritta, a meno che qualcosa non muti.