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I segreti del giovedì sera

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Miriam ha cinquantasette anni e Luca quarantuno. Lei fa l’avvocato matrimonialista, lui l’addestratore di cani, anche se ha una laurea breve in Scienze della formazione. Si sono conosciuti a uno stage. Miriam ora ha i capelli bianchi e cortissimi e, quando la vedono per la prima volta, Elvira e le altre, dopo un momento di imbarazzante silenzio, si sperticano in complimenti anche un po’ esagerati. Miriam sorride e tutte si accorgono, così, che l’amica ha messo anche l’apparecchio ai denti. Lo terrà solo un anno, o al massimo due, per riparare l’errata occlusione della mandibola. Luca, non fa altro che ripetere Miriam, è entusiasta del cambiamento della sua donna. La serata procede così, tra una tisana ai frutti bianchi – cattivissima - e chiacchiere sui film. Sophia indossa una camicia verde di seta con un fiocco legato un po’ troppo stretto sotto il mento; Olivia, che invece ha un top con foglie secche e pappagalli colorati, ha qualche piega rugosa tra i seni, ma la sua pelle è abbronzata e quel difetto, così, si maschera. Due anni fa Olivia ha confessato a Elvira di avere intenzione di separarsi e, da quel momento, è iniziato il dibattito ufficiale sulla rottura tra lei e il marito, un argomento che spesso è stato oggetto di conversazione anche durante gli incontri del giovedì sera, le solite riunioni tra amici che da sempre si tengono in quel giorno della settimana. Quando poi i due protagonisti sono arrivati ai titoli di coda e Miriam ha scoperto che, tra l’altro, il marito aveva una storia con una massaggiatrice polacca, l’argomento di discussione è scemato e si è passati ad altro. Con Pietro, invece, Elvira scambia considerazioni legate all’età. Lui non vorrebbe affatto tornare ai suoi vent’anni, ma gli piacerebbe avere la testa che ha ora - a cinquantanove anni - e un corpo giovane. Poi c’è Mauro, che avrebbe voluto fare l’etologo, ma i suoi avevano un’impresa edilizia avviata ed ha così seguito le orme paterne. Però continua ad avere un grande interesse per le riviste scientifiche e segue i documentari su Skype. Tende ad essere depresso, beve e, ad intervalli, usa psicofarmaci…

La prima impressione è che si tratti di un romanzo per chi non ha più trent’anni ed è angosciato dall’incedere del tempo. La seconda è che si tratti invece di un romanzo per chi trent’anni li ha ancora e può godere appieno di ciò che l’appartenenza a quest’età di mezzo comporta. In ogni caso, il nuovo romanzo di Elvira Seminara - giornalista e scrittrice siciliana, residente a Roma, con diversi romanzi all’attivo tradotti in più Paesi - è una storia sorprendente, una profonda riflessione sulle fragilità insite nei rapporti umani. Tra malinconia e capacità di resistenza, che si prendono per mano e attraversano quel variegato palcoscenico che è la vita, la Seminara porta in scena un gruppo di amici, la cui età si avvicina pericolosamente al numero sessanta, che sono soliti incontrarsi il giovedì sera per raccontarsi e per parlare dei loro amori appena nati o appena sepolti, del loro corpo che soccombe alla legge di gravità, della loro mente che a volte se ne va per la tangente e si perde, degli abbandoni che sono costretti a subire, del loro tempo che corre e che, forse, sta per scadere. Amici con vite piuttosto ordinarie che si fanno portavoce di una malinconia di fondo, che ha a che fare con la commedia che ogni giovedì sera ciascuno di essi interpreta - tra discussioni sulla pizza, sul pilates, sull’abbigliamento improponibile di qualcuno e il seno di qualcun altro, che non è più quello di un tempo - tacendo spesso i segreti più profondi, o relegandoli in sguardi o in occhiate fugaci. A far da sfondo agli interpreti di questo romanzo generazionale, una Sicilia magnificamente raccontata, una terra che finalmente si allontana dagli stereotipi dei quali il lettore si è, francamente, un po’ stancato per abbracciare un respiro più ampio e meglio articolato. Un libro elegante e delicato, una storia corale in cui anche l’autrice stessa si racconta per ciò che è nella vita; il racconto appassionato di chi ha vissuto il telefono fisso per ultimo e il cordless per primo; le parole sorprendenti di chi è consapevole di aver aperto e chiuso molte cose, ma di non rappresentare ancora la sigla finale. Un romanzo intenso che lascia il segno e che andrebbe letto, ovviamente, subito prima di recarsi all’appuntamento per l’aperitivo con gli amici. Ovviamente, di giovedì sera!