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I segreti di Nelide Arsotti

I segreti di Nelide Arsotti

Il commissario Pasubio è nel suo ufficio e, appoggiato allo schienale della sua poltrona, guarda fuori dalla finestra e osserva un pezzetto del cielo di Milano. I mesi appena trascorsi ad Assisi non sono stati in grado di aiutarlo a fare chiarezza dentro di sé, come aveva sperato alla partenza. Proprio per questo motivo il commissario è contento di essere tornato nella sua città e di aver ripreso a svolgere una professione che si è accorto di amare ancora. Mentre vaga con la mente e si interroga sulla felicità, il piantone napoletano del commissariato centrale, Carmine, lo riscuote dai suoi pensieri e gli annuncia che una donna ha chiesto di vederlo. Si tratta di Suor Teresa, dell’ordine di Santa Felicita, che ha deciso di rivolgersi a lui su consiglio di padre Claudio, da tempo una sorta di padre spirituale per il commissario. La donna racconta di essere entrata in possesso di un vecchio manoscritto in cui, con ogni probabilità, sono narrati fatti che rimandano a un omicidio avvenuto nel passato, ma mai risolto. Suor Teresa mostra a Pasubio un quaderno, una sorta di diario con la copertina di cuoio e le pagine scritte fitte con una stilografica. Pasubio è incuriosito dal racconto della suora e promette di leggere il manoscritto, per capire se sia possibile far luce sulla vicenda, nonostante sia trascorso del tempo. È ormai sera quando il commissario, dopo aver cenato - con un piatto di penne rigate al ragù e una sogliola con olive taggiasche - e aver portato fuori il suo cane Joe per la solita passeggiata quotidiana, si sistema sul divano e, una bottiglia di birra fresca accanto a sé, si immerge nella lettura del diario. Quando arriva all’ultima pagina, sono ormai le tre di notte e Pasubio si trascina a letto, dimenticando di attivare il pulsante della suoneria della sveglia posta sul suo comodino. Ecco perché il mattino successivo, alle nove, è Joe che lo sveglia, rivendicando il suo sacrosanto diritto alla passeggiata mattutina. Pasubio decide di cogliere il lato positivo dell’imprevisto e telefona in commissariato, comunicando che quello, per lui, sarà un giorno di ferie. Ancora non sa che, tra poco, uscendo di casa, verrà letteralmente travolto da una donna molto, molto misteriosa...

Segreti e misteri. Il commissario Paolo Pasubio, frutto della fantasia e della penna dello scrittore milanese Lorenzo Roberto Quaglia - bollatese di adozione, giunto ormai al quinto romanzo della serie - è alle prese con una serie di enigmi che nascondono, appunto, risvolti ammantati di mistero. Cosa si cela dietro la morte di una gallerista milanese? E quali non detti possono venire alla luce scavando tra le pagine di un manoscritto del secolo scorso, un diario che percorre le strade tra Napoli e Milano alla ricerca di chi sappia coglierne le verità nascoste? E chi è davvero Nelide Arsotti, personaggio decisamente misterioso, che appare e scompare nella vita del protagonista, lasciandolo confuso e senza alcun indizio? Quaglia dà vita a un romanzo corale - dalla struttura ben articolata e dal linguaggio semplice ed efficace, lo stesso di sempre - in cui le voci femminili sono quelle dal tono più alto, quello capace di imporsi e di raccontare le pieghe diverse e i diversi vissuti - a volte dolorosi ma sempre profondi - dell’animo umano. Rispetto a quelle che l’hanno preceduta, in questa vicenda l’autore sfida in un certo modo il lettore e se stesso, inserendo una storia nella storia. Si tratta di un escamotage che gli permette di dar voce a un passato pregno di drammaticità, che si affianca a un presente quasi indifferente all’orrore della morte, perché purtroppo assuefatto alle storture della vita. Si parte da lontano, quindi, da un passato che richiama l’attenzione e richiede chiarezza, per arrivare a un presente fatto di meschinità e cattiveria. Sulla scrivania di Pasubio ieri e oggi si confondono, si mescolano e finiscono per disvelarsi, grazie all’acume e alle capacità logiche e deduttive del commissario, che prende il lettore per mano e lo conduce con sé, alla ricerca del bandolo di una matassa complessa, che non chiede altro che essere sbrogliata.