Salta al contenuto principale

I segreti di Roma

I segreti di Roma. Storie, luoghi e personaggi di una capitale

“Roma non sarà mai la città dell’ordine, delle simmetrie, del nitido svolgersi dei fatti secondo un disegno, l’esito coerente di un progetto. Se la storia degli uomini altro non è che violenza e frastuono, Roma è stata nei secoli lo specchio di questa storia”. Il giornalista Corrado Augias ragiona sulla Città Eterna partendo dal mistero della sua fondazione, mettendo in evidenza il netto contrasto tra le leggende “trascritte in bella copia” da Virgilio – che tramite la vicenda da feuilleton di Rea Silvia, principessa di Alba Longa, fanno derivare la stirpe di Roma da Enea, principe in fuga da Troia – e le ipotesi dello storico Tito Livio, che per primo suggerì che la famosa lupa che allattò i due gemelli abbandonati Romolo e Remo altri non era che una prostituta di campagna, Larenzia. Deriva proprio da Romolo il nome della città? Molto più probabilmente dall’osco “ruma” (colle) o dall’etrusco “rumon” (città del fiume), ma sono solo teorie. Ciò che è assolutamente certo è invece che ci sono voluti secoli per Roma per riscattare e nobilitare i suoi primi anni foschi e violenti (i primi abitanti “si fecero largo con la violenza nel nuovo insediamento strategicamente collocato al confine tra due culture (…) e all’incrocio di importanti vie commerciali”), e la creazione di una mitologia delle origini risiede quasi sicuramente in questa necessità politica e culturale. Assieme alla narrazione di sé, nei primi secoli della vita di Roma si sviluppa un altro ambito che ne decreterà la fama imperitura: il diritto. “Il corpus legislativo romano resta per molti aspetti ancora oggi insuperato” e nasce con il re Numa Pompilio, vissuto tra il 700 e il 600 a.C., che “convertì la città alla pace e alla giustizia placandone i costumi sfrenati e ardenti”, secono Plutarco… In un libro del 1972 di Mario Praz, Il patto col serpente, si fa cenno a un misterioso villino sito in via Varese, che l’autore trovava particolarmente inquietante e minaccioso. La redazione del quotidiano “la Repubblica”, dove per tanti anni ha lavorato Corrado Augias, è a poche decine di metri dal villino in questione. Effettivamente ha un’aria cupa, e inoltre non ha nulla a che vedere con il quartiere, una volta denominato “Macao” per la presenza di un seminario di gesuiti dove venivano formati i missionari destinati all’estremo oriente. È un quartiere elegante, voluto dai piemontesi nei primi anni del Regno d’Italia. Non ha nemmeno una chiesa, caso unico a Roma…

Aneddotica, sì: ma di gran classe. Saltando da un secolo all’altro, Augias racconta curiosità, storie di vita che sanno di tragedia (soprattutto) ma anche di commedia, ma più di ogni altra cosa si concentra su di un’attività alla quale i cittadini romani e i visitatori della Città Eterna non sono ormai più avvezzi e nella quasi totalità nemmeno preparati. Ovvero “guardare oltre la rumorosa corteccia del presente” e – come fa un archeologo in uno scavo – isolare gli “strati” di storia che a Roma sono tanti e sovrapposti, come ci fossero “tante città incastrate una dentro l’altra”. Ogni scavo, anche modesto e in una zona apparentemente periferica, a Roma fa inevitabilmente affiorare i resti di una vita precedente. “A Roma accade per esempio che la Domus Aurea, una delle regge più grandiosa mai costruite, dopo pochi anni di splendore finisca interrata a fare da fondazione per le terme di un nuovo imperatore; che l’androne di un palazzo costruito nel 1909 sia sostenuto da un contrafforte del circo di Nerone; che le colonne di una chiesa cristiana provengano da un tempio dedicato a Venere”. E non ci sono solo l’architettura o l’arte: gli strati sovrapposti sono anche di amore, lussuria, morte, guerra, miserie e grandezze. Fantasmi, fantasmi ovunque. Augias ci guida a (ri)scoprire questa gigantesca città senza avere la pretesa di raccontarne la storia – ma facendolo, a mio modo di vedere, molto meglio di Indro Montanelli, per rimanere nell’ambito della pubblicistica popolare – e, nonostante l’amore, senza fare sconti a questa antichissima Urbe affacciata “sulle acque limacciose del suo fiume, qui abbellita dal malinconico fascino delle sue rovine, là deturpata dall’ignavia dei suoi abitanti. Numerose volte violata da eserciti, meta di disordinate immigrazioni, talvolta protagonista talaltra succuba, capace di conservare di ogni passaggio, di ogni periodo, una qualche traccia e di mantenere, a dispetto di tante difficoltà e forse proprio grazie a esse, la sua immensa capacità illusionistica e teatrale”.

LEGGI L’INTERVISTA A CORRADO AUGIAS