Salta al contenuto principale

I segreti di Villa Glicine

isegretidivillaglicine

Sono quattro le donne davanti al notaio e tutte, in qualche modo, legate a Vittorio De Angelis, apprezzato stilista di moda, morto ormai da due mesi. La moglie, Lauretta Bernini, da dodici anni è su una sedia a rotelle in seguito a un incidente stradale, ed è assistita dalla sorella minore Clotilde, ugualmente presente. Insieme a loro due ci sono Lidia De Angelis, la sorella del defunto (unica presenza non richiesta) e la figlia Matilde Maniero, cresciuta dall’età di cinque anni a casa degli zii Vittorio e Lauretta, perché sua madre prima è stata abbandonata dal marito a causa di un tradimento, poi l’ha lasciata al fratello e alla cognata con la scusa di un weekend di riposo, un fine settimana da passare da sola a rilassarsi e dal quale sono trascorsi venti anni. I battibecchi tra sorelle, cognate, madre e figlia sono tutt’uno, ma di certo hanno ben poco da contestare: quelle sono le ultime volontà di Vittorio. Che ha lasciato praticamente tutto alla moglie, proprietà, atelier di moda dove lei svolge un ruolo da dirigente e il conto in banca co-intestato. Tutto tranne un appartamento in via Gorizia dove da diciotto anni vive la sorella Lidia, ma che costituisce l’eredità di Clotilde Bernini. E ovviamente la De Angelis scatena l’inferno perché considera quella casa come sua e comincia a chiedere a gran voce quale sia la sua eredità, anche perché intuisce subito che deve pagare l’affitto alla sorella della sua odiata cognata. Il notaio, compiaciuto perché quella donna non la sopporta proprio, afferma che in una clausola lo stilista stabilisce che come eredità le lascia tutti gli oggetti che diciotto anni prima ha rubato a Villa Glicine, residenza della famiglia De Angelis, ora ereditata da Matilde Maniero, uno stabile di tre piani, seicento metri quadrati e diciannovemila ettari di terreno. La sorpresa è generale: tutti sono a conoscenza della precisa volontà di Vittorio di venderla...

Magia nera, disquisizioni psicologiche sugli amici immaginari che si inventano i bambini per non sentirsi soli, suore, conventi, misteri, cadaveri (tutte morti ben congegnate da sembrare incidenti), rapporti familiari complessi e complicati ulteriormente dagli eventi, antiquariato di valore e un’esplosione che cancella tutto. Forse. Perché i ricordi non si cancellano. I personaggi sono diversissimi tra loro, a volte estremamente divertenti nei loro goffi tentativi di nascondersi le cose, a volte fragili e sconcertati da quel mistero che avvolge Villa Glicine e che produce morti su morti, ma mai una soluzione. Lauretta Bernini, forse a causa della sua disabilità, è inacidita e disincantata, ma per il modo con cui l’hanno viziata il marito e la sorella minore anche antipatica e scorbutica. A farne le spese la povera Clotilde, tenera e materna, che subisce le angherie della sorella senza protestare. E poi c’è Lidia De Angelis, la sorpresa finale, così come il fratello Vittorio, il marito di Lauretta, decisamente diversi da come sono sempre apparsi agli occhi di tutti, anche se probabilmente si tratta di un “male di famiglia”, visto che anche i genitori sono stati bravissimi a mentire. La più giovane, Matilde, vive con le sue contraddizioni che sono una conseguenza non solo dell’età, ma soprattutto dell’essere stata sballottata a destra e sinistra, dovendo crescere in fretta a causa di una madre vile e bugiarda che l’ha rifiutata a cinque anni, scaricandola letteralmente dagli zii (anche se poi un’altra verità verrà fuori soltanto alla fine). Insomma la trama è ben congegnata, non mancano le sorprese e la vicenda è intrisa di misteri e segreti che fino a un certo punto della lettura non sono assolutamente così scontati. Due pecche: il romanzo è troppo lungo e andava un po’ limato, ma soprattutto è pieno zeppo di errori, anche di battitura, che costringono a volte a tornare indietro nella lettura. Peccato!