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I Settanta

I Settanta

Greenwich Village, 6 marzo 1970. Sul lato meridionale dell’alberata Undicesima Strada Ovest c’è un elegante palazzina seminascosta da un’alta recinzione. D’improvviso una forte esplosione ne squarcia la facciata. Escono da lì praticamente illese due ragazze, sotto shock e quasi svestite. Si forma un capannello di persone, perlopiù che vivono nei dintorni, una di loro è Susan Wagner, ex moglie dell’attore Henry Fonda. Soccorre le ragazze, le invita in casa a prendere un caffè, cercando di calmarle e capire come stanno. La folla aumenta, arrivano i mezzi di emergenza. La situazione è critica e vengono fatti evacuare gli abitanti delle case circostanti, tra di loro anche Dustin Hoffmann. Susan Wagner, tornata per strada per capire che succede, rientra in casa per vedere come stanno le ragazze ma non le trova: la domestica le riferisce che sono uscite in cerca di medicinali. I pompieri in tarda serata riescono a domare l’incendio. Inquietanti ritrovamenti fanno dubitare che l’esplosione sia stata causata da una fuga di gas: nella cantina della casa ci sono infatti un corpo maschile a brandelli e poco dopo, al piano terra, il torso maciullato di una donna. Le indagini proseguono, emerge che l’uomo morto si chiamava Theodore Gold, 23 anni, ed era un militante del movimento dei Weathermen, una fazione della Students for a Democratic Society, responsabile, come si scoprirà, di diversi attentati dinamitardi. Il corpo di donna è quello di Diana Oughton, nipote del fondatore dei Boy Scouts of America e figlia di un politico dell’Illinois. Vengono rinvenuti i resti di un altro cadavere, solo in seguito si scoprirà che era un altro militante del movimento. Causa dell’incendio l’esplosione accidentale di diversi candelotti di dinamite. Barry Miles vive poco lontano, esattamente a dieci case da quel civico 18, è un giornalista e si occupa di controcultura. È arrivato a New York da Londra, dove ha vissuto finora totalmente immerso nella cultura underground, lavorando tra un locale e una rivista. Sono anni di grandi manifestazioni e di attivismo politico. Barry scrive abitualmente per l’International Times, periodico indipendente che ha contribuito a fondare: comincia a lavorare anche per Crawdaddy, una delle prime riviste musicali underground…

Barry Miles “è l’uomo che ha fatto riscrivere la celebre battuta sugli Anni Sessanta, quella secondo cui «chi li ha vissuti intensamente non se lo ricorda». La nuova versione è «se eri al centro dell’azione nei Sixties e ne conservi la memoria, allora devi essere Barry Miles».” Così scrive Marco Zatterin su “La Stampa” intervistando l’autore di questo volume un po’ saggio, un po’ memoir, un po’ resoconto folle e dettagliato di quegli anni così fuori dal comune. Già autore di svariati volumi dedicati a musica e spettacolo, tra cui Frank Zappa. La vita e la musica di un uomo absolutely free, Il Beat Hotel. Ginsberg, Corso, Burroughs e gli altri, Hippy, Miles è un biografo decisamente formidabile. A Londra fu tra i fondatori della Indica Gallery, libreria alternativa e del periodico indipendente “International Times”. Nel 1970 si trasferì con la moglie in una zona rurale dello Stato di New York e visse nella fattoria di Allen Ginsberg assieme al poeta statunitense, diventando così uno straordinario testimone degli anni della Beat Generation. C’è poco da dire, Barry Miles c’era. C’era con Ginsberg nella comune di Cherry Valley, c’era là dove Kerouac ha scritto Big Sur, c’era a St. James con Borroughs, c’era al Mercer Street Arts Center dove assiste a concerti di artisti in voga nella cultura underground – fino a quel 5 agosto 1973 in cui la facciata del Broadway Central e gli otto piani dell’edificio crollarono uccidendo quattro persone e ferendone diciannove e il Mercer Street Arts Center, per quanto non danneggiato, non riaprirà più. L’incidente di Greenwich in questo libro da’ il via a un viaggio. Leggere I Settanta vuol dire fare un tuffo in quell’epoca così incredibile grazie a uno dei suoi testimoni più autorevoli.