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I signori della cenere

I signori della cenere

Che finanza e potere siano sinonimi si dice da tempo. Magari non si sa per certo, o meglio la gente comune al di fuori delle banche non ne ha una percezione così netta. Ben lo sa invece il banchiere Dan Seller quando nel 1973 chiede un incontro con il Segretario di Stato USA, Bill Postinger. Da quel colloquio prende il via quella catena di eventi che oggi conosciamo come La Crisi. Strumento inconsapevole di uno degli inneschi è Lorenzo Rettura, laureato in lettere moderne e innamorato di Bukowski, uno che fin da piccolo ha imparato quanto possono fare i soldi e una volta arrivato in America, grazie a Bob Thain, entra come fattorino alla Banca Mondiale. La sua smisurata fame di soldi e potere lo portano ancora giovanissimo a salire gradino dopo gradino la scala del successo. Per anni si occupa di “riempire la lavatrice”, ossia di alimentare quel meccanismo per cui crediti spazzatura ‒ i famigerati mutui subprime ‒ diventano crediti esigibili nonché la miccia del disastro che tutti conosciamo. Ma c’è qualcuno che ha capito tutto e non ci sta: è Aldo Colombo, che con un’azione piuttosto eclatante diventa lo strumento del Destino e fa incontrare il banchiere e Petra Venturini, una ricercatrice fiorentina che vorrebbe solo ritrovare la sua amica Sonia, scomparsa forse a causa delle sue scoperte sulle antiche società matriarcali…

Collegare narrativamente eventi distanti nello spazio e nel tempo che sono causa e conseguenza uno dell’altro alternativamente non è cosa semplice (tantomeno se si tratta di cronaca e di fiction mescolate), ma a Tersite Rossi – pseudonimo di Mattia Maistri e Marco Niro, un collettivo di scrittura a due – l’impresa in gran parte riesce. Oddio, qualche sfilacciatura nel romanzo c’è, ma probabilmente era inevitabile per due ragioni: la prima è che si salta senza soluzione di continuità da argomenti tecnici, molto tecnici, di alta finanza con meccanismi complicati, a tesi sociologiche ed antropologiche, ragionamenti astratti che per ovvie ragioni sono tutto meno che tecnici. L’altra ragione che salta all’occhio è la disomogeneità del linguaggio. Si passa da una lettura scorrevole ed avvincente a capitoli difficili da seguire. Da Creta ai Pirenei passando per Italia e America, qualche sentiero non del tutto agevole è perdonabile, qualche concetto reiterato forse troppe volte allunga leggermente il racconto che forse, con qualche pagina in meno, avrebbe guadagnato in scorrevolezza. La terza prova – È già sera, tutto è finito del 2010 (Pendragon) e Sinistri del 2012 (E/O) le precedenti ‒ del collettivo è ancora una volta un romanzo d’inchiesta con un piede nella fantasia. Ottimo per chi voglia capire di più di quanto è successo nel mondo, purtroppo in modo nemmeno troppo lontano dalla realtà, sconsigliato a chi ama un genere preciso e senza divagazioni nella trama.