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I sinistri – Cinque monologhi dalla parte del cuore

isinistri

Bisogna stare sempre attenti a come ci si muove, perché si rischia di inciampare anche quando in cielo splende il sole, non ci si può distrarre un attimo: basta una frazione minuscola di tempo e ci si ritrova precari, instabili, impotenti, tormentati dai dolori… Il rintocco delle campane in lontananza è un presagio del tempo che sta per arrivare, anche se è stato ascoltato mille volte, per esempio durante l’infanzia, quando si esce di casa per andare a scuola, per incontrarsi fuori con gli amici, per andare a giocare a pallone, mentre si salgono le scale contorte del paese. Il rintocco scandisce i quarti d’ora e raccoglie tutta la quotidianità della popolazione intera, bestemmie comprese: gli istanti passano, uno dietro all’altro, ma è solo questione di punti di vista…

La parola sinistro fa pensare a un incidente stradale, o a qualcosa di cupo e misterioso come le buie segrete di un castello in cui si rischia di perdere l'orientamento e di restare per sempre in trappola, imprigionati. Sinistra è anche la metà del corpo verso cui è rivolta la punta del cuore che batte, e connota quindi quest'accezione di numerosi significati simbolici, come del resto quelli connessi a chi scrive con la mano sinistra, per tante generazioni visto con sospetto e costretto addirittura alla correzione. La sinistra è politicamente quella fazione più attenta, almeno teoricamente, non solo a dove siede in parlamento ma anche, per non dire soprattutto, a sostenere le istanze di chi ha meno opportunità per fare valere i propri diritti e le proprie capacità, di chi si accontenta di poco ma si riconosce in saldi valori e ricerca l’autenticità, di chi ha più bisogno di sostegno perché vive ai margini o in una situazione difficile e rischia di rimanere vittima dell'indifferenza egoista di chi volta lo sguardo da un'altra parte. Complessa è per esempio la situazione del rione Tamburi di Taranto, che da tempo paga un prezzo ambientale, sanitario, lavorativo e sociale, uno dei luoghi dove con mano sicura, prosa intensa, densità di contenuto e immediatezza narrativa Mauro Bortone, che non è solo scrittore ma pure giornalista, e infatti padroneggia perfettamente i tempi del racconto, fa emergere i fatti con asciutta chiarezza e mostra interesse e attenzione per la natura umana, la sua condizione, il rapporto con l’ambiente, che declina in tutte le sue sfaccettature attraverso questi cinque monologhi, frammenti di esistenze scomposte ma connesse dall’universalità delle domande esistenziali che ciascuno si pone, fragili di fronte alla morte e al peso del passato che incombe, dei propri errori, dei propri inconsapevoli pregiudizi e delle speranze che si è incerti di riuscire a realizzare.