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I soldi degli altri

I soldi degli altri

Quando Gerri Sansa fa il provino a Roma, per l’emittente Canal Grande, Leo Braun, indiscusso re dei talk show e temibile selezionatore degli aspiranti, lo scruta con attenzione, ma non vede altro che un barile con la faccia unta che, a suo dire, non fa per niente ridere e non ha alcuna possibilità di sfondare nel campo dell’intrattenimento televisivo. Invece Gerri in TV ci finisce davvero, e per di più proprio a Canal Grande. Gli anni sono passati, Gerri ha sempre i capelli rossi e ha mantenuto il fisico robusto e, esattamente come Leo, ha vocazioni sanguinarie. Se Braun, tuttavia, tende a colpire alle spalle, Gerri mira dritto al cuore, attraverso la sua voce, che sta dentro un cartone animato pieno di colore e realizzato attraverso il programma di grafica di un pc. Il programma che Gerri conduce si intitola Buffet gratis e colleziona scoop scandalistici uno dietro l’altro. Gli ospiti – se così si possono definire – della trasmissione, anziché essere invitati a dar sfoggio delle loro virtù, vengono clonati per svelare i loro vizi più nascosti. Il tutto grazie a un sintetizzatore vocale che, riproducendo in maniera fedelissima le voci, sciorina tutta una serie di scheletri nell’armadio di fronte ai quali c’è davvero da prendersi paura. Le venti puntate già trasmesse in prima stagione hanno decretato Gerri come l’ammazza vip per eccellenza. Anche le persone più insospettabili finiscono tra le sue grinfie. Per esempio, la conduttrice della trasmissione Respiro di Dio, prima di esibirsi tira tutte le strisce di coca che le riesce. Il re dei quiz, per fare un altro esempio, ha detto in giro di aver passato le risposte a una concorrente solo per far colpo su di lei e rimorchiarla. Ora sono i magistrati a mettere sotto torchio lui e a rivolgergli mille domande. Dopo le puntate della prima stagione, Gerri sa di aver per le mani uno strumento piuttosto potente, che va oltre il mero voyeurismo. A Gerri non interessa più svelare gli aspetti più intimi dei vip. Si sente investito del ruolo di portatore di consapevolezza: vuole che il pubblico si dia una sveglia e scovare i più loschi e contorti pasticci finanziari diviene la sua missione. Ottiene anche la diretta, così è certo di non venire censurato, e comincia il suo show…

Di società finanziarie e anche banche che lavorano in modo non completamente trasparente se ne sente parlare sovente in TV o alla radio e se ne legge nei quotidiani. È proprio da questo dato di fatto che Mirco Dondi – docente all’Università di Bologna, nonché creatore e direttore del Master in comunicazione storica, sempre presso l’ateneo bolognese – parte per raccontare una storia che è allo stesso tempo esilarante e profonda. Gerri Sansa è un comico e va fortissimo: il suo programma asfalta i vip, ne svela brutture e magagne e registra ascolti sempre più importanti ogni sera. Quando decide di cambiare rotta e di dedicarsi a magheggi finanziari tra due realtà piuttosto potenti, si crea un’onda d’urto che finisce per travolgere, prima di tutti, se stesso. In un attimo non ha più lavoro, affetti e dignità. A gettare benzina sul fuoco c’è poi il fatto che qualcuno lo rapisce e lo tiene prigioniero in un hotel, guardato a vista tutto il tempo necessario per decidere se accettare o no il compito che gli viene assegnato e che, se concluso, può riportarlo alla libertà. Una serie di intrighi, dunque, che si intrecciano alle azioni di personaggi loschi e senza scrupoli o alle angosce di chi è oberato dai debiti e non sa come uscirne. Un caleidoscopio di figure che si muovono su un palcoscenico raccontato con uno stile incisivo, a tratti comico, molto moderno. Un romanzo che si interroga sul vero compito affidato all’informazione e sui confini – arbitrari o no? – della libertà di stampa. Un testo che fa sorridere e riflettere; personaggi singolari che sono tuttavia figure comuni e spesso ordinarie; un finale che non ci si aspetta.