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I sonnambuli– 1888 Pasenow o il romanticismo

I sonnambuli– 1888 Pasenow o il romanticismo

Berlino, 1888. Suo padre gli ripete, ancora e ancora, che “il fratello è caduto per l’onore”. Il fratello di Joachim Pasenow, infatti, è morto durante un duello, e ora l’amico Bertrand dice, sempre a Joachim, che è stupefacente come alle soglie del ventesimo secolo si possa ancora morire per ragioni tanto assurde. Ma Pasenow, di conseguenza, pensa che Betrand sia un tipo davvero strano, privo di ogni senso dell’onore, e che non può capire cosa sia un reale sentimento. Anche vero, però, che il mondo che si approssima sta diventando sempre più arduo da comprendere, in quanto è un mondo dove non resta quasi più niente di elevato, e dove l’uniforme militare è ormai l’unico alto principio sopravvissuto alla mattanza dei valori. Del resto, anche nella vita di tutti i giorni Joachim è molto confuso: suo padre lo vorrebbe vedere sposato con Elisabeth, ma la bella Elisabeth è affascinante solo per le ricchezze e l’importanza della famiglia di cui fa parte; Joachim, invece, è molto più interessato a Ruzena, una donna dalla vita un tantino complicata e non proprio irreprensibile, per usare degli eufemismi. Questo stato di confusione, in fin dei conti, culmina nella prima notte di nozze, ovviamente trascorsa assieme a Elisabeth, dove Pasenow, con drammatica chiarezza, avverte che non c’è niente tra loro, se non un futuro composto di atti insignificanti e totale estraneità all’amore...

Hermann Broch aveva in mente un’impalcatura molto chiara quando si accinse a costruire la sua opera più famosa: I sonnambuli. L’autore decise infatti di comporre una trilogia che narrasse il disfacimento costante dei valori a cavallo tra ottocento e novecento. In questo primo volume troviamo dunque Pasenow e, appunto, “il romanticismo”: tramite le storie apparentemente canoniche di personaggi immersi nel mondo tedesco di fine secolo si racconta di come vi sia un progressivo e inesorabile sgretolamento di tutte quelle sovrastrutture e credenze sociali che avevano caratterizzato la vita delle persone sino a pochissimo tempo prima. Un esempio mirabile delle intenzioni di Broch lo si può rintracciare nel discorso che viene fatto sulla divisa, all’inizio del romanzo, dove appunto si spiega che, così come un tempo vi erano gli abiti sacerdotali a mettere in comunicazione diretta l’uomo comune con una visione più alta del mondo, ora invece che simili questioni sono impallidite, gli esseri umani di quegli anni (e forse anche dei nostri anni?) vedono ormai solo nella tenuta militare l’unica certezza sopravvissuta; vi si raggomitolano quindi dentro, con decisione, come ricci, per difendersi da un mondo circostante che sembra essere destinato all’inevitabile disintegrazione. Come afferma allora anche Milan Kundera nel saggio al termine di questa edizione, la trilogia di Broch, seppur non celebre come le opere di Proust e Musil, si pone sicuramente tra le pietre miliari della letteratura europea di inizio novecento.