Salta al contenuto principale

I taccuini del coccodrillo

copertina del libro

Lazi incontra Shui-ling alla Facoltà di Lettere, presso la quale segue come uditrice il corso di Introduzione alla letteratura. Ogni giorno, dopo le lezioni, prendono insieme l’autobus numero settantaquattro in via Wenzohou e, sulla panchina di fronte alla panetteria francese, iniziano a conoscersi nell’aria fredda e umida di Taipei. In una città che ha da poco aperto le porte al cambiamento, abolendo la legge marziale, Lazi è sempre più combattuta e il rapporto con Shui-ling, che avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una ritrovata serenità, la spinge nuovamente verso il fondo. Anche il tempo trascorso insieme all’università o nella stanza di Lazi diventa fonte di malessere per lei, che continua a confrontarsi con l’immagine che la città le ha imposto fino a poco tempo prima. Shui-ling, dal canto suo, parla poco, ma è salda nelle decisioni e nell’atteggiamento. A poco serve la sua determinazione quando Lazi sceglie addirittura di non frequentare più le lezioni, nel tentativo di tenere lontano quel sentimento così grande, ma anche così incomprensibile. Parallelamente al seminario letterario, Lazi conosce Meng-sheng, un ragazzo singolare con il quale, pur essendone fortemente inquietata, inizia una sorta di frequentazione. In lui percepisce però qualcosa di simile a sé stessa: anche Meng-sheng sembra possedere quegli “occhi speciali” che permettono di vedere la realtà in modo diverso…

I taccuini del coccodrillo arriva finalmente in Italia dopo essere stato pubblicato originariamente a Taiwan nel 1994. Considerato un classico della letteratura queer dell’isola, si presenta come un ambizioso esperimento narrativo, a metà tra romanzo di formazione e riflessioni raccolte in forma di diario. Siamo a Taipei, alla fine degli anni Ottanta, in un periodo storico estremamente delicato e significativo: nel 1987, dopo quarant’anni di regime, viene revocata la legge marziale. È in questa fase di progressiva democratizzazione che si snoda la complicata storia di Lazi, una studentessa universitaria che racconta, pagina dopo pagina, il difficile processo di accettazione della propria sessualità. È naturale che il cambiamento, tuttavia, non sia immediato; alla nuova libertà pubblica continuano ad affiancarsi norme sociali tradizionali, che non permettono di fatto agli individui di essere ciò che desiderano. È proprio in questa contraddizione che lo spirito del romanzo si innalza, trasformandolo in qualcosa di più, qualcosa che va molto oltre il racconto di una condizione psicologica. È la narrazione di un’epoca intera e delle paure a essa correlate, di un popolo che cerca di risvegliarsi dall’oppressione e dai dogmi, di una giovane donna che brancola nel buio dei propri sentimenti senza mai riuscire davvero a venirne a capo… La sincerità attraverso la quale la storia viene affrontata permette all’autrice di non idealizzare mai i suoi personaggi, che si rivelano spesso fragili e autodistruttivi. Anche la metafora del coccodrillo, originale e versatile, le permette di parlare di omosessualità e conformismo senza che la dimensione politica contamini quella personale. Una storia complessa nella sostanza e nella struttura, che non deve però essere confusa con quella della sua autrice. Qiu Miaojin, infatti, morì suicida a soli ventisei anni. La sua morte, avvenuta un anno dopo la pubblicazione del romanzo, ha notevolmente influenzato il modo in cui la sua opera è stata letta, divenendo così un punto di riferimento per gli amanti della letteratura e contribuendo ad alimentare la nascita di una sorta di mito intorno alla sua figura. Proprio in quell’anno, nel 1995, il romanzo ricevette il China Times Literature Award, accrescendo così la fama della scrittrice anche al di fuori di Taiwan e trasformandola in una delle scrittrici queer più riconoscibili del panorama letterario asiatico. A più di trent’anni dalla pubblicazione originale, I taccuini del coccodrillo mette nero su bianco, attraverso un’attualità che sorprende, uno dei più reconditi desideri dell’animo umano: il bisogno di essere riconosciuti senza rinunciare a una parte di sé.