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I termini dell’amore

I termini dell’amore

Un uomo e una donna si ritrovano a parlare d’amore. E lo fanno incontrandosi nei bar, in giro per l’Italia, nelle pause delle loro vite primarie, costruendo una vera e propria indagine poetica su quello che rimane il sentimento più difficile da spiegare. Davide e Federica, amici prima che poeti, passano insieme attraverso le sette stanze che dell’amore sono rifugio e allo stesso tempo passaggio. Prima viene la gioia, poi la grazia, la bellezza, il sorriso, la passione, il ricordo e la fine. Il loro dialogo è una battaglia gentile che li avvicina e li allontana, una riflessione accorata che è poi anche il modo per affrontare temi diversi come la religione, la filosofia, la letteratura, il senso di giustizia, il significato di Provvidenza, il mestiere di scrittore, la fragilità dell’essere umano. Quasi sempre al pessimismo melanconico di lei fa da controcanto la dialettica zampillante di lui, in un discorso che si imbastisce e si disfa decine di volte. Davide crede che l’amore sia fatto di continue trasformazioni, in cui la fine non resta che un momento di una evoluzione prospettica seppure limitata, Federica pensa invece che solo avendo il coraggio di sancirne il termine una storia di amore o di passione comincia ad esistere. Come si fa a conciliare l’inconciliabile? Davvero la Beatrice di Dante incarna un ideale più alto e attuale della Didone di Enea? E oggi ha senso parlare d’amore, mantenendo ostinato quello stupore bambino di fronte ad un cuore sacro che non conosce la resa?

Nato dall’urgenza di approfondire alcuni dei temi già toccati nel libro di Davide Rondoni L’amore non è giusto, pubblicato nel 2013 sempre da CartaCanta, I termini dell’amore è una conversazione tra lo stesso Rondoni, poeta e scrittore, e Federica D’Amato, poetessa ed editorialista. Due generazioni distanti, venti anni di differenza per due universi umani e spirituali diversissimi che accendono micce ad ogni pagina. Federica porta in sé l’eredità pesante dei giovani d’oggi, disillusi, tormentati, a tratti segnati da un pessimismo che non fa sconti al domani, Davide ‒ in punta di fioretto e con un piglio dissacrante ‒ si fa portavoce di una visione diversa, altrettanto contemporanea ma più idealista e aperta sul futuro. Un libriccino prezioso da studiare e sottolineare, che attraversa il tempo e lo spazio e ci conduce per mano sui sentieri beati della letteratura, tra le opere e i pensieri di Dante, Manzoni, Eliot, Pavese, Testori, Luzi, Don Giussani. Si avverte la fatica e l’impegno dei due autori nel cercare di “lavorare sulla piccola onda” che è la parola, lo sforzo di capire e interpretare quei sette passaggi comuni ad ogni storia che cominciano con il guizzo sfavillante di una fontana di gioia, si avventurano impavidi tra le calli ardite del ricordo per poi giungere all’epilogo. Ed è bello pensare, citando Rondoni, che “l’amore è medicazione anche. Ma è soprattutto trasporto, viaggio, visione”, “la cura del destino dell’altro”, vita e spina che ti porti addosso. Sempre.