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I Tolki

I Tolki

I Tolki parlano, molto, ma del loro aspetto nulla si sa; sono carne e ossa (“Olin, ti sbendo... guarda / se per caso è fiorito il braccio / e come è semplice la testa”), tuttavia i tratti somatici restano oscuri. Hanno nomi esotici (Usov, Olin, Attè, Inna, per dirne alcuni), sonori, oralmente accattivanti. Di cosa parlano? Di ogni cosa: della terra che lavorano (“L’uomo con la zappa cantava a testa china”), degli strumenti che servono allo scopo (“Al muro la vanga, il rastrello”), dei gesti quotidiani (“Il cucchiaio va sotto il tovagliolo, il bicchiere/va messo lì davanti”, “Katrin, sempre lì con quel pettine in mano”), del mondo intorno (“la mano s’è persa nella neve / quanta neve”, “Il cielo era nero, era un secchio sulla testa”, “il sole sorgeva dal libro dei morti”, “Il verde saliva sulle siepi luccicanti”). Quale mondo? Tà è il luogo: anche qui, un suono, un’onomatopea, il primo battito sul tamburo, la prima sillaba infantile pronunciata. E il bambino è figura ricorrente (“-sbrigati, sveglia il bambino!”, “saltella tristemente la bambina”, “Chiamo la neve come un bambino, / la neve è un bambino con la testa rossa”). Tutto questo dire della voce che narra e che più e più volte riprende e quasi sgrida, perché?...

La casa editrice il Saggiatore raccoglie in un unico volume gli otto libri che compongono l’epica e l’epopea dei Tolki. Epica ed epopea ma non di gesta eroiche, giacché i Tolki non hanno velleità mitiche, anche se giunge forte l’eco del mondo greco: ritroviamo il primo attore e il coro, anche se silenzioso: è sempre un io narrante che parla agli altri, a uno o a più e che, come l’eroe, parla in prima persona. Altra caratteristica recuperabile è il concetto di casa. Per i greci Oìkos (Oἶkoς), la casa appunto, era il nucleo, la struttura fondante della società al cui centro stava la donna e le donne Tolki hanno le redini della casa e della vita quotidiana che sono sfondo, sottofondo e fulcro di tutto lo svolgersi : sono le donne che parlano, riprendono, che zittiscono se necessario. Non è una rivendicazione femminista, ha a che fare con la lingua, con la sua nascita, perché è nel rapporto con la madre che si sviluppa il linguaggio. Travi scrive ne Poetica del basso continuo - La scrittura, la voce, le immagini (Moretti & Vitali): “La lingua parlata è un flusso sonoro, fatto di balbettii, insensatezze. È un corpo/lingua, proteso al di fuori della mente, si forma direttamente in bocca”. I balbettii sono traslati nelle poesie attraverso le numerose ripetizioni, quasi un’ecolalia benigna di cui i Tolki fanno largo uso. Un corpo/lingua. Qui entra in gioco il termine lacaniano parlêtre, crasi del verbo francese parler e di être (essere come verbo e sostantivo), quindi un individuo che si definisce parlando, che esiste perché parla, parla una lingua che diventa materia, corpo quindi (un dico ergo sum, parafrasando Cartesio). In sostanza cosa si sa dei Tolki? La lingua d’accordo, il loro nome che ci ricorda, in consonanza, il verbo inglese to talk (parlare), il lavoro della terra, la casa, ma in che epoca siamo? In tutte e in nessuna, mi verrebbe da dire. Potrebbe essere ieri, forse oggi, o magari domani: “Desideravo che il rapporto con il tempo inglobasse i Tolki in una dimensione perennemente out, lì li vedevo esistere in un spazio separato dal tempo” scrive Travi nell’introduzione. E sono, i Tolki, invenzione razionale e ragionata? Attenzione, qui si tratta di poesia, che è ben vero si nutre di letture, di immagini, di suggestioni dunque (e qui si può inserire l’eco greco che forse può essere considerata un’intertestualità, frutto del backround della poeta che è anche teorica e saggista) ma resta forte il mistero, il non-luogo, il non-spiegabile dove la poesia nasce o appare. Ancora dall’introduzione: “Questi esseri s’erano affollati nella mia mente senza ragione alcuna : all’improvviso sono venuti a me come figure scontornate, residui d’una famiglia millenaria, parenti a venire, o antidiluviani”. Intraprendere il viaggio nel mondo dei Tolki, qualsiasi esso sia, presuppone abbandonarsi al potere della parola, denudarsi. Di questo occorre tenere conto.