Salta al contenuto principale

I vampiri dello spazio

ivampiridellospazio

L’astronave “Hermes”, guidata dal comandante Carlsen in un viaggio esplorativo all’interno della fascia degli asteroidi, si imbatte in una gigantesca nave spaziale abbandonata, lunga più di ottanta chilometri. In preda all’entusiasmo per quella che potrebbe essere la più importante scoperta scientifica di tutto il ventunesimo secolo, ma anche a una sana diffidenza davanti a un fenomeno tanto strano, l’equipaggio si mette a esplorare il misterioso relitto. All’interno, oltre a bizzarre decorazioni e ambienti di una sconfinata maestosità, gli astronauti trovano anche alloggiamenti di dimensioni più contenute, che ospitano i corpi di quelli che sembrano essere in tutto e per tutto esseri umani. I corpi si trovano, in apparente stato comatoso, all’interno di cubi trasparenti decorati e arredati che fanno pensare a delle tombe egizie. Giacciono distesi su dei letti a cui sono assicurati da diverse cinghie e coperti da lenzuola di tela grezza. La cosa strana è che i cubi trasparenti non sembrano presentare la minima apertura. Come hanno fatto quei corpi a entrare lì dentro? Dopo aver aperto le tombe con il laser, gli astronauti scoprono che le cinghie si possono aprire grazie ad una strana forma di comando mentale. Decidono così di portare sulla Terra tre corpi, tra cui quello di una bella e giovane donna. Al loro arrivo sono accolti con tutti gli onori. Mentre è impegnato a gestire tutta questa inaspettata gloria, Carlsen incontra il figlio di una sua vecchia fiamma. Il giovane è un giornalista molto curioso e ambizioso che riesce a convincere Carlsen non solo a concedergli una intervista esclusiva, ma anche a fargli avere accesso al laboratorio spaziale dove i tre corpi sono sotto osservazione. Approfittando di un attimo di distrazione del comandante il giornalista riesce a trovare il modo di restare da solo con i tre corpi, essendo particolarmente attratto da quello della giovane donna, ma purtroppo avrà modo di rendersi conto che quelle belle sembianze femminili celano un terribile segreto…

I vampiri dello spazio, pubblicato per la prima volta nel 1976, può essere considerato uno dei tre romanzi più famosi scritti da Colin Wilson, insieme a I parassiti della mente del 1967 e La pietra filosofale del 1969. La produzione strettamente narrativa rappresenta però solo una piccola parte dell’opera complessiva di Wilson che, nel corso della sua carriera, ebbe modo di affrontare diverse tematiche, soprattutto in ambito saggistico. Mosso da profondi interessi filosofici e da una forte attrazione per le tematiche esoteriche, Wilson arrivò anche a formulare una sua personale forma di “esistenzialismo fenomenologico”, da lui stesso considerato come un “nuovo e ottimistico esistenzialismo”. Scrittore molto originale e prolifico (la sua bibliografia completa comprende più di 170 titoli), Wilson si caratterizza per un approccio del tutto personale che lo ha portato a toccare i temi più disparati ma anche a ricevere diverse critiche di eccessivo eclettismo e di superficialità. Gli stessi elementi che contraddistinguono la carriera di Wilson si possono facilmente ritrovare in questo I vampiri dello spazio: siamo infatti qui al cospetto di un romanzo che definire di fantascienza è in qualche modo riduttivo. Se l’inizio sembra ripercorrere alla perfezione un classico tòpos della letteratura fantascientifica (l’incontro nello spazio con una specie aliena), il romanzo presto vira verso tematiche molto più horror, in cui si sentono forti gli influssi di Lovecraft, su cui si sovrappone anche una riflessione quasi antropologica sulla storia del vampirismo. Nel complesso un’opera affascinante, anche se può venire il dubbio che forse i temi trattati siano un po’ troppi per un solo romanzo. Dal libro nel 1985 il regista Tobe Hooper ha tratto un film interpretato da Steve Railsback, Mathilda May, Peter Firth, Frank Finlay e Patrick Stewart.