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I volti dell’ombra

I volti dell’ombra

Hermantier è un uomo imponente, un capitano d’azienda, un uomo incisivo, volitivo. Ha per le mani il prodotto del secolo, un’invenzione: la lampadina con cui sbaraglierà la concorrenza. No, nulla è più come prima! E lui non riesce a darsene pace. Un residuato bellico, una bomba, sepolta nella villa di vacanza gli ha portato via gli occhi, lasciandogli una spessa cicatrice che corre da una tempia all’altra. Chi curerà il lancio del suo gioiello industriale? Chi seguirà gli affari? Lui no davvero, prima energico ora traballante, incerto sui suoi passi, ossessionato dall’idea di sbattere contro un muro. Forse Hubert? Il morbido socio Hubert, potrà governare l’azienda in questa fase cruciale? Hubert il contabile, Hubert il timido. Ma ci sono forse alternative? E Christiane, sua moglie, lo sosterrà con onestà? Si può fidare di lei? Perché improvvisamente il pesco che lui amava non è più dove si aspettava che fosse, ma poi arriva Christiane ed ecco, il pesco è lì. E poi i rumori, la notte: chi c’è? Qualcuno lo sorveglia? E poi quell’odore di resina, com’è possibile? Sono in Vandea, sulla riva dell’oceano, non ci sono pini nel raggio di chilometri. Lo dice anche suo fratello Maxime. Ah, suo fratello, l’unico di cui si può fidare! O anche lui sta cercando di assecondarlo? Perché Hermantier ha la strana sensazione che nessuno gli dica la verità. Il medico ha detto che si deve riposare, niente stress, ma che significa? Che gli devono mentire? Gli abiti cominciano ad andargli larghi, dimmi Christiane, sono così repellente? E le campane, in lontananza, è l’unico a sentirle? Suonano forse a morto?

Una coppia di autori collaudata, una bibliografia da brividi che Adelphi sta ripubblicando, per la gioia degli amanti del genere. Per i frequentatori occasionali: questo romanzo ha visto la luce (se così si può dire, essendo protagonista un cieco) nel 1953, un anno dopo I Diabolici e un anno prima di La donna che visse due volte, ispiratori di due splendide e spettrali pellicole. A settant’anni di distanza, questo noir mantiene intatto il suo smalto perché, in fin dei conti, non succede nulla. È una storia senza tempo, ambientata a metà del secolo scorso ma il tempo della narrazione è tutto nella testa di Richard Hermantier e, quindi, del lettore. Le sue paranoie, i suoi dubbi potrebbero occupare l’arco di una notte o di mesi. C’è senso di claustrofobia in queste pagine, zero certezze, l’incrollabile affidabilità della vista improvvisamente fa corto circuito ed ecco, è blackout, in senso letterale, è buio. E gli altri sensi, che si dice prendano in qualche modo il posto della vista, perché sono così deboli? Il momento in cui, in barba alla sua menomazione, Hermantier cerca di scrivere una lettera, non avendo la benché minima idea di cosa stia producendo la sua mano, è onestamente angosciante. Ma è uno tra i tanti. Un romanzo perfetto e senza via d’uscita, anzi perfetto proprio perché non ha via d’uscita. Una lettura che si consuma in un attimo perché è impossibile staccarsi dalle pagine e che lascia una scia lunga di mistero, perfettamente coerente con il vortice di follia abilmente costruita dagli autori. O qualunque altra cosa sia.