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Identità preistoriche

Identità preistoriche

Il tema della disuguaglianza che caratterizza le moderne società occidentali è più che mai scottante. Società libere in apparenza in cui però il potere decisionale, politico ed economico è concentrato nelle mani di una percentuale minima della popolazione. Amaro prezzo da scontare, per i più, per godere dei benefici del progresso non solo scientifico ma anche, sembra, culturale. La complessità della società odierna impone una netta divisione tra pochi eletti e la moltitudine da essi governata, in contrapposizione con la vita semplice di cui godevano i nostri antenati del neolitico, i cui eredi, ormai ridotti a sparuti gruppetti sparsi sul pianeta, perseverano nel condurre un’esistenza marcatamente egualitaria. Società primitive, le cui dinamiche sociopolitiche ed economiche non richiedono una rigorosa suddivisione in ceti. Ma è davvero corretto liquidare così la questione? Porre l’evoluzione delle società umane lungo il continuum ‘semplici/egualitarie vs. complesse/diseguali’ pone diversi interrogativi – non ultimi di natura etica, con il rischio di scivolare in argomentazioni di stampo colonialista – senza fornire soddisfacenti spunti di riflessione. Quali sono dunque le evidenze a nostra disposizione per confutare questa tesi? È possibile ripensare le società neolitiche e le maggiori libertà e uguaglianza di cui sembravano godere?

Il saggio di Stefano Radaelli pone una vera e propria sfida a livello cognitivo. Ciò che viene richiesto al lettore, fin dalle prime pagine, è un notevole passo indietro rispetto al proprio punto di vista di cittadino del mondo moderno. Occorre liberare la mente da preconcetti e immergersi nella ricca selezione di dati, evidenze e tesi con una differente prospettiva rispetto alle società neolitiche del Vicino Oriente. L’obiettivo è confutare la tesi che mette in netta alternativa società gerarchiche complesse e società semplici egualitarie, proponendo un cambio di paradigma supportato da un approccio multidisciplinare che incorpora dati archeologici, studi antropologici, riflessioni filosofiche e sociologiche sui concetti moderni di identità, società, disuguaglianza e potere. Il risultato è un saggio che offre una visione delle società neolitiche del Vicino Oriente complessa, sfidante, società sfaccettate capaci di una creatività e flessibilità difficilmente applicabili alle strutture sociopolitiche odierne. Non è una lettura semplice. Le riflessioni proposte implicano – al netto di una doverosa infarinatura di almeno una delle materie protagoniste nel testo – una costante attenzione verso la propria sensibilità ‘moderna’ e le possibili resistenze a cui può condurre. Lo scopo dell’autore non è convincere, come può indurre a pensare una lettura superficiale, ma stimolare un nuovo punto di vista non solo su un lontano passato, ma, soprattutto, sul nostro presente e possibili futuri.