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IF - Stanisław Lem

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Il mondo della narrativa fantascientifica è sempre stato dominato dagli autori anglosassoni e per verificare questa affermazione basterebbe chiedere a un qualsiasi appassionato del genere di stilare una lista dei suoi autori preferiti. Pur nella varietà dei gusti personali, potremmo essere sicuri di trovare in tali liste nomi ricorrenti come quelli di Asimov, Bradbury, Clarke, Dick, Heinlein, Herbert, giusto per limitarci ai principali. All’interno di queste liste gli autori non anglofoni brillerebbero per la loro quasi totale assenza con una sola, notevole, eccezione: quella di Stanisław Lem. Lo scrittore polacco, nato nel 1921 a Leopoli e morto nel 2006 a Cracovia, è noto ai più per il suo capolavoro Solaris, che venne poi adattato per il grande schermo dal famoso regista russo Andrej Tarkovskij, ma la sua ampia produzione letteraria comprende non solo altri romanzi fantascientifici come Pianeta Eden e L’invincibile, ma anche incursioni nel genere giallo e importanti contributi saggistici e filosofici. All’interno di questo corpus di opere tanto ampio e variegato è possibile trovare dei temi conduttori di fondo, che per certi versi si ricollegano anche alle vicende biografiche dell’uomo Lem, ebreo sopravvissuto agli orrori della Seconda guerra mondiale e poi esiliato dalla sua città natale, quella Leopoli un tempo polacca e ora ucraina nella quale non volle mai fare ritorno. I romanzi e i racconti di Lem si caratterizzano infatti per un pessimismo di fondo nei confronti della natura umana, per un atteggiamento molto critico nei confronti delle pretese antropocentriche dell’uomo di poter dominare il mondo e per la presenza ricorrente di visioni oniriche e di misteriosi segreti che i personaggi devono a tutti i costi proteggere per non correre dei gravi pericoli. Nel complesso si tratta di una narrativa distante dall’ingenuo ottimismo di una certa fantascienza classica, verso cui non a caso l’autore polacco fu nel complesso molto critico, ma che merita di essere riscoperta e apprezzata anche in tutti i suoi aspetti antropologici e filosofici…

Lasciandosi alle spalle il centenario della nascita di Stanisław Lem, ritornare ad analizzare l’opera di colui che è stato non solo il più importante autore non anglosassone nella storia della fantascienza, ma anche lo scrittore polacco più tradotto al mondo, assume una valenza del tutto particolare anche alla luce del particolare momento storico che stiamo vivendo. Un momento, come ricordato da Alessandro Scarsella nell’Editoriale che apre questo numero monografico della rivista Insolito & Fantastico, dove “contro ogni previsione, si stanno fabbricando nuovi limes tra l’Europa occidentale e l’Europa orientale”, e dove in quella Leopoli dove Lem visse i primi anni della sua vita torna a sentirsi sinistro il suono delle bombe. Curato da Tomasz Skocki, docente presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Varsavia, il volume parte come inevitabile da una riflessione dedicata a Solaris e da un approfondimento dedicato alle notevoli differenze tra il romanzo e la versione cinematografica di Tarkovskij, per poi estendere il campo di analisi a romanzi come L’invincibile e ai contributi più filosofici e saggistici di Lem. Ampio spazio viene dedicato anche alla produzione “apocrifa” dello scrittore polacco, contenuta in opere come Vuoto assoluto, che contiene una serie di recensioni a libri immaginari, o Grandezza immaginaria, raccolta di introduzioni a romanzi del futuro. A impreziosire ulteriormente il volume, che si presenta come un omaggio davvero significativo nei confronti di uno degli scrittori più importanti della fantascienza mondiale, ci sono anche un paio di “chicche” aggiuntive. La prima è una intervista ad Alain Robbe-Grillet, padre del nouveau roman, la seconda è la sezione dedicata ai racconti di fantascienza dove spiccano la riproposizione di uno dei primi racconti di Piero Prosperi, nome storico della narrativa di genere italiana, e un piccolo gioiello di Bruce McAllister, uno dei maestri statunitensi delle short stories di fantascienza.