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Igiene dell'assassino

Igiene dell'assassino
Prétextat Tach, premio Nobel per la Letteratura, ha soltanto un paio di mesi di vita a causa di un cancro. Misantropo, vive in un voluto e cercato isolamento: tra tutti i giornalisti che vogliono intervistarlo ne vengono scelti solo cinque. Lui incontra il primo giornalista, poi il secondo, il terzo e il quarto: vengono tutti cacciati via, trattati in malo modo, alcuni fuggono da lui perché è perfido, ostinato nella sua cattiveria, indolente, dotato di un'intelligenza feroce, acuta e sottile che usa per colpire e umiliare le sue vittime, ridurle a brandelli. È un uomo incredibilmente grasso che si nutre di cibo putrido. La sua casa e lui stesso sono in condizioni indecenti, al di sotto di ogni umana accettazione per la trascuratezza, la negligenza, il mancato interesse. La quinta e ultima giornalista si presenta alla sua porta: riuscirà a scalfire la sua ferrea logica, lo metterà in difficoltà, lo farà vacillare, lo trasformerà da carnefice a vittima e forse proprio per questo verrà a conoscenza di un'orribile segreto tenuto gelosamente nascosto da Prétextat Tach fino a quel momento...
In tutto il romanzo è evidente l'assoluto amore o almeno il fascino che la logica esercita su Amélie Nothomb. Seguire un discorso, un pensiero fino in fondo senza la più assoluta paura di dove questo porterà, farsi carico delle conseguenze per quanto paradossali siano, rivelarle, accettarle e farci i conti attraverso l'azione. In un sistema logico la coerenza è tutto, sembra ricordarci la Nothomb. I dialoghi sono serrati e senza respiro: logica, grammatica, letteratura, perdere un pensiero e poi ritrovarlo, sorpresa, umiliazione, cinismo, mancanza di amore, il verbo difettivo amare, passione, lucida pazzia, finitezza umana. Sembra si stia giocando una partita per la vita dove la logica funge da strategia, la grammatica rappresenta le regole e le parole sono i punti segnati a favore per la vittoria. Il premio Nobel per la Letteratura Prétextat Tach non ammette oltraggio in tal senso, chiunque non sia in grado di giocare quella partita è fuori. Il linguaggio è sempre fedele al personaggio che lo sta utilizzando, turbato e smarrito qualche volta a causa di una perdita del sé da parte del personaggio stesso. Igiene dell'Assassino è un romanzo lucido, schietto e crudo. È il primo libro di Amélie Nothomb, è un interminabile ed estremo interrogatorio, è l'esigenza umana e fragile di dire, di confessare in fin di vita qualcosa, ma solo a chi è in grado di scoprirlo. La capacità descrittiva dell'autrice è diventata sempre più sofisticata con il tempo e il suo stile più asciutto con il passare dei libri. Da leggere dopo Acido solforico, la Metafisica dei tubi e Stupore e tremori, è per chi apprezza - tra l'altro - gli esercizi di stile.