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Il 36° Giusto

Il 36° giusto
Se a 45 anni in una gelida alba modenese di novembre non sei a letto o perlomeno in un ufficio lussuoso ma invece in una vecchia Mercedes color crema mezzo scassata imbottito di Lorazepam al fianco di uno che ammette candidamente di andare avanti a scatolette di tonno da tre settimane, vuol dire che qualcosa nella tua vita è andato storto. E a Claudio infatti tanto bene non va: da quando la 'mattanza vampirica' è finita – e con essa il finanziamento da parte della misteriosa Rossana - non ha più un reddito, e i suoi risparmi sono ormai agli sgoccioli. Oltre a meditare di impegnarsi il rolex a suo tempo sfilato a un cadavere, sta anche cercando di capire come e dove trovare un lavoro. La città sta lentamente tornando alla normalità, ma rimangono soprattutto in periferia zone ancora infestate dai vampiri: magari scalcinati, magari disperati, magari confusi ma pur sempre vampiri, e quindi pericolosi. Durante una passeggiata, Claudio e Vergy si imbattono in un bizzarro cacciatore di vampiri, Paride, una sorta di avventuriero che ha trasformato in un business la bonifica delle aree ancora 'vampirizzate': i due decidono di chiedergli un lavoro, e come primo incarico Paride li spedisce a controllare il vecchio cimitero monumentale per verificare la segnalazione di un'anziana signora. Un lavoretto tranquillo, se non fosse che ovviamente il posto pullula letteralmente di vampiri...
Dopo aver suscitato il meritato interesse di appassionati e addetti ai lavori con il bizzarro e inquietante Il 18° vampiro, il modenese Claudio Vergnani fallisce la sua opera seconda, sfornando un sequel che invece di ripartire dalle indubbie qualità dell'esordio (ambientazione 'provinciale', fascino malsano, riferimenti sociali) correggendone i difetti (dialoghi troppo parodistici, eccessive lungaggini) finisce travolto proprio da questi ultimi, qui addirittura elevati al quadrato. Un esempio? Nella sequenza (se possiamo chiamarla così, occupa il 30% del libro!) del cimitero, l'azione – già abbastanza sgangherata nelle sue premesse (i cacciatori di vampiri che vanno a cacciarsi nei guai non si sa bene perché, viste le loro precedenti esperienze) - è svolta pressoché in tempo reale, avvitata in un loop infinito che dura centinaia di pagine: dovrebbe essere una fuga convulsa con la morte alle calcagna, e diventa invece noiosa, statica, persino grottesca (no, i protagonisti che alternativamente tirano bombe a mano ai vampiri e si accucciano per fare la diarrea no, dai!). Il tutto infarcito da una insopportabile pioggia incessante di battute machiste da parte di Vergy – il violento ex contractor che all'inizio del romanzo invece con una ottima idea successivamente poco sfruttata l'autore aveva umanizzato presentandocelo affamato, impoverito e depresso – che dopo un po' riesce persino a far rimpiangere l'odioso Groucho di dylandogesca memoria (cosa invero mooolto difficile!). Avesse almeno 150 pagine in meno, Il 36° Giusto sarebbe almeno un buon libro, un secondo capitolo diciamo così 'di assestamento' come spesso se ne incontrano nelle saghe di genere, ma tant'è. Attendevamo questo libro con curiosità e simpatia, ci siamo trovati costretti ad affrontare i demoni della delusione e della noia: e ahinoi, si tratta di entità più spaventose di qualsiasi vampiro.